
Alcuni si chiedono cosa riserverà il terremoto dell'Aquila nei prossimi giorni? C'è chi sostiene vi saranno scosse più deboli e chi, invece, sostiene la possibilità di scosse della medesima, se non maggiore, intensità. Altra domanda d'interesse è: quale sarà la durata nel tempo della sequenza sismica? Si protrarrà per settimane, oppure per mesi?Domande interessanti, sicuramente giuste; ma che difficilmente otterranno una risposta. Si perché, come spiega il sismologo Antonio Piersanti responsabile del gruppo di Geodinamica all'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), non esiste nessuna regola, matematica o meno, che possa descrivere l'evoluzione della sequenza sismica stessa. Per rispondere a queste domande si potrebbe, dunque, constatare l'andamento di altre sequenze sismiche a livello mondiale. A questo proposito si è potuto riscontrare che, generalmente, una sequenza sismica tende a calare di intensità tra un terremoto e l'altro. Già, peccato che, anche in questo caso, l'Italia faccia eccezione.Ma cosa si intende per "sequenza sismica"? A questa domanda possiamo rispondere: per sequenza sismica si intende un insieme di terremoti concentrati nello spazio e nel tempo. Sembra complicato, ma non lo è. Per spazio viene intesa l'area in cui questi sono concentrati (solitamente un'area di pochi chilometri quadrati). Per tempo viene inteso il periodo in cui questi terremoti si susseguono, può variare da alcune settimane, fino ad arrivare a mesi interi.A questo punto vediamo l'eccezione italiana, e per farlo dobbiamo scoprire l'andamento di precedenti sequenze sismiche avvenute nella vicina penisola:S. Giuliano di Puglia (nella foto), ebbe luogo nel 2003 e fu una tragedia che vide la morte di 27 bambini e della loro insegnante. Fu una sequenza standard, iniziò con una scossa da 5,4 Richter con un seguente calo d'intensità.Colfiorito (Umbria-Marche), sequenza del 1997, di intensa durata fu caratterizzata da svariati guizzi inattesi. La scossa principale ebbe un'intensità di 5,8 Richter; dopo pochi giorni, quando nessuno se lo aspettava, ecco giungere una seconda scossa da 6 Richter (nella scala Richter equivale al doppio della precedente). Le successive scosse, da 5 e più Richter, si protrassero per i sei mesi successivi. In contemporanea si poté registrare un intenso e complesso fenomeno di migrazione degli epicentri lungo faglie contigue che si attivavano grazie alla sollecitazione di fluidi sotterranei in movimento.Irpinia, 1980, la sequenza durò oltre sei mesi ed iniziò con una scossa da 6,8 Richter (devastante). Fortunatamente, rispetto la principale, le seguenti scosse seguirono la norma, furono cioè di intensità minore.Friuli, 1976, fu la sequenza più anomala di tutte. Scossa principale da 6,5 Richter seguita da grappoli di terremoti di intensità calante. Dopo sei mesi, quando nessuno se lo poteva aspettare, ecco una scossa di intensità equiparabile alla prima.Piersanti spiega che, viste tali contro tendenze, ipotizzare previsioni inerenti durata ed intensità di scosse sismiche all'Aquila non avrebbe, purtroppo, alcun senso.
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