
Dopo la scoppola subita domenica scorsa da Matteo Renzi nel referendum costituzionale, anche negli ambienti politici della coalizione di Governo si prospettava una rapida corsa verso le elezioni anticipate che chiedono a gran voce Grillo, Salvini e la Meloni. Ma a decidere la data delle urne non sarà Matteo Renzi e tanto meno il Presidente Mattarella, ma i poteri forti europei. E questi poteri forti non vogliono che vi sia instabilità politica in Italia in un anno, il 2017, in cui tutto deve scorrere tranquillamente per no favorire i cosiddetti movimenti e partiti populisti nelle elezioni che si terranno nel cuore vero dell’Europa, ossia in Olanda, in primavera in Francia e in settembre in Germania. La conseguenza è logica: non vi saranno elezioni anticipate in Italia. Al massimo si terranno alla fine dell’anno prossimo dopo che si saranno espressi i cittadini tedeschi per non disturbare la difficile sfida elettorale di Angela Merkel.
Questo “sforzo” verrà però premiato dall’Europa con un occhio di riguardo nelle procedure che verranno seguite per salvare il sistema bancario italiano sull’orlo del collasso. Ed è questa prospettiva che ha messo le ali alla Borsa di Milano, che infatti è stata trainata al rialzo dai titoli bancari e poersino dal moribondo Monte dei Paschi di Siena. Per MPS è infatti oramai chiaro che sarà concesso al Governo italiano di salvare l’istituto. Sarà anche prestata grande attenzione ai clienti del Monte che sono stati indotti (in modo truffaldino) a sottoscrivere obbligazioni subordinate. Ad essi verrà garantita un rimborso fino ad un ammontare di 100mila euro per evitare una vera e propria rivolta dei risparmiatori “turlupinati”. Questo precedente dovrebbe essere applicato anche per le quattro piccole banche “fallite” e per i detentori di obbligazioni subordinate di Veneto Banca e della Banca Popolare di Vicenza. Ma questa soluzione doverosa per non avere una disparità di trattamento non è certa. La conversione delle obbligazioni in azioni, che ha già raggiunto un miliardo di euro, non basta a salvare l’istituto e soprattutto non è sufficiente a raccogliere quegli altri quattro miliardi previsti dal piano preparato dall’americana JPMorgan con l’ausilio di Mediobanca. Quindi interverrà lo Stato italiano, garantendo l’aumento di capitale. Ed è quanto stato concordato con la Banca centrale europea e con la Commissione europea. Insomma, tutto quanto sembrava vietato da Francoforte e Bruxelles fino a domenica scorsa, è diventato improvvisamente fattibile forse anche grazie al netto No emerso dalle urne. Ma anche queste operazioni non bastano: bisogna infatti che qualcuno si faccia carico di più di 28 miliardi di euro di sofferenze. A tale scopo sembra che verrà creato uno speciale veicolo finanziario (non è da escludere che sia il fondo Atlante) che godrà della garanzia dello Stato italiano per finanziarsi sui mercati. Insomma, tutto sarebbe pronto per salvare il Monte dei Paschi di Siena. E per le altre banche italiane schiacciate dalle sofferenze che si farà? La soluzione non è ancora stata prospettata, ma è molto probabile che si replichi il modello che verrà usato per salvare il Monte dei Paschi. Il costo totale di tutte queste operazioni, che dovrà sobbarcarsi il contribuente italiano, sarà notevole: è probabile che supererà gli 80 miliardi di euro. Di fronte a questa prospettiva, non sorprende affatto che la Borsa di Milano abbia festeggiato e contraddetto le previsioni della vigilia; non sorprende nemmeno che i rendimenti dei titoli di Stato italiani siano leggermente scesi. Si tratta di un sollievo di fronte ad uno scampato pericolo, ma durerà? C’è più di un motivo per dubitarne. Domani Mario Draghi dovrebbe annunciare che la Banca centrale europea non amplierà il programma di acquisto di titoli obbligazionari. Anzi, secondo Axel Weber, Presidente di UBS e soprattutto ex governatore della banca centrale tedesca, la Bce annuncerà che ridurrà l’ammontare mensile di acquisto di titoli, che è oggi è di 80 miliardi di euro ogni mese. Questa eventuale mossa influenzerà fortemente i tassi di interesse in Europa, anche perché si aggiungerebbe all’inizio della serie di aumenti dei tassi di interesse americani, che la Federal Reserve annuncerà nei prossimi giorni. Il rialzo del costo del denaro è destinato ad avere un effetto significativo su una ripresa europea modesta e fragile e molti sottovalutano il peso di questa inversione di tendenza dell’andamento dei tassi di interesse. Sicuramente ne dovremo parlare ancora. Ma torniamo all’Italia dopo il referendum.
All’Italia, Paese a sovranità fortemente limitata, è stato dunque imposto di non correre verso le elezioni anticipate. Anzi di aspettare almeno fino a quando non sarà concluso il lungo ciclo di consultazioni nei Paesi europei che contano. Non sarà difficile obbedire all’ordine retribuito con il permesso di non rispettare alla lettera le regole europee nel salvataggio delle proprie banche. Ad allinearsi è stato immediatamente il Partito democratico di Matteo Renzi e il pulviscolo di formazioni di centro che sostengono l’attuale Governo. Ad essere entusiasta di questa prospettiva è pure Silvio Berlusconi, che ha bisogno di tempo per rilanciare Forza Italia e per non essere sopraffatto da Salvini e dalla Meloni. Quindi, anche grazie al sostegno di deputati e senatori di Forza Italia in caso di emergenza è pressoché certo che si farà un Governo tecnico che avrà anche lo scopo di varare una nuova legge elettorale. Dunque tra Roma e Bruxelles vi è stato un “do ut des” che lascia con l’amaro in bocca il Movimento 5 Stelle, la Lega e Fratelli d’Italia, che però già sanno molto bene che la stanza dei bottoni non è a Roma.
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