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In Ticino, il commercio solidale veste espadrillas
Redazione
11 anni fa
African Handmade Shoes lancia il nuovo progetto social, finalizzato alla valorizzazione dell'economia sudafricana

Unire impegno sociale e commercio solidale a volontà imprenditoriale: questo, in sintesi, il cuore di African Handmade Shoes, start-up ticinese che da qualche anno a questa parte produce scarpe in Sud Africa per poi venderle online in tutto il mondo.

Un progetto che vuole parlare di possibilità ma anche di speranza, e che tra i suoi motivi fondatori ha un profondo amore per il Sud Africa. Proprio qui, a partire dal luglio 2013, trenta artigiani lavorano infatti alla realizzazione di coloratissime espadrillas, in un laboratorio gestito da una base logistica e commerciale con sede nella Svizzera Italiana.

Alla base dell'operato della giovane start-up vi è un'idea di imprenditorialità che, come ci spiega Paul Burggraff, uno dei fondatori “si traduce in una remunerazione ben al di sopra della media del paese, buone condizioni di lavoro e la promozione e il mantenimento di un mestiere, quello del calzolaio, che globalmente sta sparendo."

Parallelamente alla vendita delle scarpe, poi, partirà a breve il #STARTaBOOM, un altrettanto ambizioso progetto il cui obiettivo sarà quello di finanziare una giovane startup africana favorendo così lo sviluppo e la valorizzazione della comunità e dell’economia del Paese.

“Il meccanismo è semplice:” - spiega Paul - “coloro che accederanno al sito internet di African Handmade Shoes per comprare un paio di scarpe saranno invitati a dichiarare la loro preferenza, e quindi a votare, una delle tre startup promosse dall’azienda. Contemporaneamente, per ogni paio di scarpe vendute verrà messa da parte una percentuale del loro prezzo d’acquisto, e il capitale così accumulato verrà quindi devoluto alla startup maggiormente votata sul web.”

Secondo i suoi fondatori, quella che African Handmade Shoes sta portando avanti è la prova che un altro modo di pensare, e soprattutto di operare, in termini economici, è possibile. Perché “in un mondo interconnesso e globalmente partecipe, la singola scelta può davvero fare la differenza”.

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