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Il successo di Syriza mina l’euro
Redazione
12 anni fa
Le difficili trattative tra Bruxelles ed Atene sull’abbandono della politica di austerità sono destinate a spaccare l’Europa

Anche se non vi è stata alcuna reazione significativa dei mercati finanziari alla vittoria della coalizione di sinistra Syriza nelle elezioni greche di domenica scorsa, il trionfo di Alexis Tsipras segna l’inizio del processo di disgregazione della moneta unica europea.

La serenità dei mercati è ascrivibile alla soddisfazione per il Quantitative Easing varato giovedì scorso dalla Banca centrale europea e alla convinzione che tra il nuovo Governo di Atene e Bruxelles si giungerà ad un accordo sulla richiesta di Alexis Tsipras di cancellazione di almeno metà del debito pubblico greco.

Questa analisi sottovaluta le dinamiche politiche che il successo di Syriza mette in moto e trascura che il programma di Syriza non si limita alla ristrutturazione del debito pubblico greco, ma all’aumento della spesa pubblica per rimediare all’emergenza umanitaria che cinque anni di austerità hanno prodotto nel Paese ellenico. Tra questi figurano la reintroduzione della tredicesima per i pensionati e per i redditi bassi, l’assistenza sanitaria gratuita per gli indigenti, l’aumento del salario minimo e l’abolizione delle tasse sulla prima casa.

Sono promesse elettorali precise, cui Alexis Tsipras non può sottrarsi, pena l’immediata perdita di consensi. Sono anche promesse elettorali costose che non sono compatibili con il programma di risanamento dei conti pubblici concordato con la troika formata da Commissione europea, Bce e FMI e che rendono problematico il via libera europeo, che deve essere presa entro la fine del prossimo mese di febbraio, all’allungamento del programma di aiuto ad Atene. Ma procediamo con ordine.

La ristrutturazione del debito pubblico greco, che ha raggiunto il 175% del PIL, non è l’ostacolo più arduo da superare. E’ ovvio che una cancellazione di questo debito, che nella misura del 70% è detenuto dagli altri Paesi europei, dal Fondo salva-Stati e dal Fondo Monetario Internazionale è fuori discussione, ma sono possibili soluzioni, come l’allungamento delle scadenze e la riduzione dei tassi di interesse, che rendano meno pesante il suo costo.

Soluzioni di questo genere sono già allo studio, come si può leggere sulla stampa internazionale, e Syriza dovrà accettare un compromesso, poiché sulla cancellazione del suo debito è probabilmente isolata in Europa, poiché a pagarne il costo sarebbero anche Paesi come la Francia e l’Italia che potrebbero essere dei potenziali alleati.

Di difficile soluzione è invece la disdetta del programma di austerità concordato con la troika dai precedenti Governi greci. Alexis Tsipras non può rimangiarsi le sue promesse elettorali e, d’altro canto, non può nemmeno finanziarle. Infatti l’anno scorso i conti pubblici dello Stato greco hanno chiuso con un attivo prima del calcolo dei pagamenti degli interessi, ma quest’anno il gettito fiscale è diminuito fortemente aprendo un buco di 2,3 miliardi di euro.

Quindi, se non verranno versati nuovi aiuti (che sono stati per il momento sospesi), Alexis Tsipras sarà a corto di liquidità (si stima che ciò potrebbe avvenire già prima della prossima estate), anche perché il ricorso alle banche greche sembra precluso dalla fuga di oltre 7 miliardi di euro avvenuta alla vigilia delle elezioni.

Che fare? Alcuni economisti di Syriza hanno già ventilato la soluzione: creare una moneta parallela con la quale Atene pagherebbe pensioni, stipendi ed opere pubbliche. Si tratta di una soluzione innovativa e praticabile. Dunque, Syriza si appresta ad andare allo scontro con Bruxelles e soprattutto con la Germania di Angela Merkel. E sono proprio le dinamiche politiche che Alexis Tsipras è destinato ad aprire in Europa quelle che meritano di essere valutate attentamente.

Se le richieste di Syriza di cancellazione di parte del debito greco verranno accolte con grande freddezza, è invece molto probabile che troveranno importanti sponde politiche quelle che vogliono chiudere con le politiche di austerità.

Le idee di Alexis Tsipras appaiono infatti destinate ad allargare la divisione tra i Paesi, come la Francia e l’Italia, che chiedono di privilegiare la crescita al risanamento dei conti pubblici, e quelli come la Germania che esigono il rispetto degli accordi del Fiscal Compact. Syriza potrebbe accentuare questa diversità di vedute facendola diventare una vera e propria spaccatura. E’ quanto teme Angela Merkel già fortemente irritata dalla decisione della Banca centrale europea di avviare un programma di acquisti di titoli obbligazionari superiore ai 1'000 miliardi di euro, che è stato ampiamente criticato da politici e stampa tedesca e che viene sfruttato da Alternative für Deutschland che sta erodendo la base elettorale della CDU.

Quindi Angela Merkel non può cedere. Non può convalidare il timore della maggioranza dell’opinione pubblica tedesca che teme di essere chiamata a pagare i debiti degli altri Paesi europei. Ed è proprio la posizione sfavorevole, in cui si sta venendo a trovare Berlino, che fa ritenere che il successo di Syriza in Grecia rafforzi le voci di coloro che propongono l’uscita dalla Germania dall’euro.

Queste posizioni tedesche assumono maggiore forza dalla consapevolezza che il trionfo di Syriza in Grecia rischia di mettere il vento in poppa agli altri partiti euroscettici. In primo luogo, a Podemos, una versione spagnola della coalizione di sinistra greca, che i sondaggi danno come il partito con i maggiori consensi e che dunque potrebbe vincere le elezioni che si terranno ancora quest’anno nel Paese iberico. Ciò vale anche per le consultazioni locali che si terranno quest’anno in Francia e in altri Paesi europei.

Dunque la Germania rischia di trovarsi con un’Europa sempre più apertamente ostile alle politiche che ha sempre perorato e anche con una Banca centrale europea che si muove apertamente in conflitto con Berlino come nel varo del Quantitative Easing osteggiato non solo dalla Bundesbank ma anche dal Governo tedesco. Questo programma di acquisti di titoli obbligazionari, che è in realtà un nuovo grande aiuto a banche e a mercati finanziari, non rilancerà l’economia europea né eviterà la sua caduta in deflazione.

Dunque la Germania, che ha finora dato il la alle politiche economiche europee, rischia di trovarsi isolata e il Governo tedesco rischia di dovere fare i conti con un’opinione pubblica sempre più scettica nei confronti dell’euro. Tutto ciò è destinato a spingere Berlino a riflettere ancora più attentamente sulla bontà di restare nella moneta unica europea e a mettere a punto il piano per l’uscita dall’euro. Ed è questo il principale effetto del successo di Syriza in Grecia.

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