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Il palazzo sequestrato a una società di Chiasso
Screenshot Google Maps.
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Filippo Suessli
6 anni fa
Un immobile in centro a Como sequestrato a una “finanziaria” sospettata di aver emesso in Italia fideiussioni senza autorizzazione

Essere una società finanziaria elvetica ha un peso nel mondo. Forse è per questo che numerose aziende italiane si sono affidate di una società con sede a Chiasso e con “svizzera” nella ragione sociale per richiedere fideiussioni. Garanzie finanziarie spesso indispensabili per ottenere prestiti, ma anche per svolgere mandati statali. È capitato per esempio a una società friulana a cui il comune ha chiesto una fideiussione per gestire un impianto di smaltimento rifiuti e che quasi si è vista andare in fumo il mandato per aver presentato una garanzia sottoscritta dall’azienda di Chiasso.

Incassi milionari

La società, presieduta da un italiano che, secondo il registro di Commercio, risiede a Cipro, avrebbe emesso senza essere autorizzata dalla Banca d’Italia circa 3’900 fideiussioni in tutta la Penisola. Secondo le indagini della Guardia di finanza, lo avrebbe fatto attraverso una rete di promotori. La società non risulta registrata come istituto finanziario nemmeno in Svizzera, non è infatti presente nelle liste pubblicate dalla Finma. L’emissione di garanzie non era autorizzata, ma la S.A, secondo quanto emerso dalle perquisizioni a Roma e a Como, ha incassato circa 8,7 milioni di euro. Per questo i responsabili sono ora accusati di abusivismo finanziario.

Il palazzo in centro

Parte di questi incassi, sarebbero stati riversati sui conti della moglie “dell’amministratore di fatto della società”, si legge in una nota dei finanzieri Como. Lei, residente nel Comasco, ha utilizzato i soldi per acquistare un immobile in pieno centro a Como, in via Odescalchi 17 (lo vedete in foto). Secondo la Guardia di Finanza, che lo ha sequestrato, il valore commerciale del palazzo è di 2.76 milioni di euro. La donna, per questo acquisto, è accusata anche di riciclaggio.

“Non operiamo in Italia”

Da noi contattata l’azienda, per voce del presidente del CdA, ci fa sapere che intende “dimostrare la totale legalità del suo operato”. La Guardia di Finanza è convinta, ci dice il nostro interlocutore, che l’azienda operi in Italia, “mentre operiamo in Svizzera, ma abbiamo anche clienti italiani”.

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