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"Il mio segreto a Sanremo? Abbattere ogni cliché..."
"Il mio segreto a Sanremo? Abbattere ogni cliché..."
"Il mio segreto a Sanremo? Abbattere ogni cliché..."
Redazione
8 anni fa
Dopo un lungo silenzio (musicale), Davide Van De Sfroos sarà di scena al Lac: "Ho ritrovato la voglia di prendere in mano la chitarra"

A volte il troppo stroppia, dicono. Davide Van De Sfroos lo sa bene. Lo ha scoperto sulla sua pelle. Anni vissuti in apnea, tra Sanremo, successi e un concerto a San Siro da far tremare le gambe. Un turbinio di eventi a cui un giorno il cantautore comasco ha deciso di dire basta. E per un po' di tempo di lui, perlomeno musicalmente, non si è sentito parlare molto, per usare un eufemismo. 

La sua vena creativa si è riversata sulla carta e sul piombo della sua penna, con cui ha scritto libri che richiamano alla mistica della sua terra. Romanzi che riescono anche a far percepire lo stato d'animo di De Sfroos, come nel suo ultimo "Ladri di Foglie". L'amore con la musica però era troppo forte e il cantante 'laghée' ha ripreso in mano la chitarra con un tour che è una vera e propria celebrazione di questo legame indissolubile...

Davide, il 9 febbraio sarai al LAC con Tour de Nocc...Un progetto che volevo fortemente e che ci sta dando grandi soddisfazioni. Un quintetto che va di città in città in libertà, ospitando sul palco artisti del luogo. Dopo un lungo periodo, ho ripreso la chitarra con la volontà di tornare all'origine dei suoni e del contatto con la gente. Proprio come quando ho cominciato. E con gli altri musicisti abbiamo mescolato il mio folk con sonorità più jazz, creando un clima notturno, quasi etereo, dove gli spettatori sono immersi e la musica viaggia in un equilibrio tra la ritmica e suoni non troppo irruenti.

Un tour dove vuoi mettere a tuo agio il pubblico, ma proponendo alcuni tuoi brani molto vecchi e altri più famosi riarrangiati ad hoc. Come reagiscono gli ascoltatori nell'uscire dalla loro comfort zone del "De Sfroos" più popolare?In realtà molto bene, perché molte di quelle canzoni che ho "rispolverato" dagli angoli più remoti del mio archivio sono quelle che i fan mi chiedono sempre di suonare almeno una volta. E scoprire le sfumature di alcuni miei grandi classici, riproposti in chiave jazz o swing, ha provocato delle emozioni incredibili, che ha provocato brividi anche a me che canto certi brani da sempre...

Tanti anni lontano dalla musica. Il concerto di San Siro ti aveva svuotato nelle emozioni?Quel concerto è stato qualcosa di unico, probabilmente irripetibile. Ma il percorso di sei mesi che mi ha portato a quell'appuntamento, compresa la promozione e l'organizzazione, mi ha in effetti letteralmente svuotato. Ero quasi sovraesposto e non sono certo un personaggio da stadio, non è stato scontato reggere tutta quella pressione. Una pressione che non aveva nulla a che vedere con la natura della musica. Probabilmente non è stata l'unica causa, ma di certo quel periodo ha influito sulla mia necessità di uscire da questo mondo per concedermi un periodo di depurazione, tra i miei sentieri, i miei fiumi, le mie valli, dopo un momento davvero intenso della mia vita. Ero arrivato al punto dove avevo bisogno di capire dove stavo andando.

Cosa ti ha riavvicinato alla tua vecchia compagna a sei corde?Un viaggio ad Auschwitz nel giorno della memoria. In un momento così drammatico, alcuni ragazzi mi hanno chiesto di suonare e, appena ho toccato la chitarra, è stata un'esplosione di sentimenti e ho capito che c'era bisogno di celebrare la vita. In quel momento qualcosa si è smosso e ho riacquisito il mio tipico interesse per la musica, tornando ad avere con lei una comunicazione diretta e pura.

Questo ritorno alla musica ti porterà a un disco?A dire il vero non ne ho in programma. Ho tante canzoni nel cassetto che però me le voglio giocare con calma. Anche per capire come registrarle e se davvero vale la pena fare un disco in un'epoca dove i cd spariscono ma nel frattempo ricompaiono i vinili. Mi piace vedere questo momento di transizione, ma allo stesso tempo voglio aspettare per capire in quale direzione andare.

In questo periodo di riflessione non sei comunque rimasto fermo, con il tuo "Ladri di foglie". Un libro dove torni agli elementi essenziali. Sembra quasi che sia stato terapeutico in questo tuo momento di ricerca interiore.Lo è stato. Totalmente. Mi sono imposto un viaggio di un certo tipo e la scrittura di questo libro è stato necessario per affrontarlo. Ci sono quattro elementi, quattro direzioni... quello che mi è servito per capire come gestire il tutto. Ovviamente in "Ladri di foglie" non ci sono storie mie reali, ma c'è tantissimo di questo periodo ricco in cui stavo male ma stavo bene. Un disordine necessario, come quello che si crea per riordinare una camera.

E' cominciato Sanremo, manifestazione che ti ha portato ottimi risultati. Anche se non ci sei lo guarderai?Ieri l'ho visto e probabilmente anche stasera. Ma difficilmente vedrò la finale, dato che sarò proprio a Lugano. Quest'anno c'è tanta carne al fuoco, di fronte alla consapevolezza che la canzone sanremese deve diventare quello che la gente ascolta. Personalmente avrò un orecchio molto attento ai testi che spero, soprattutto dalle nuove leve, tocchino tematiche non banali. Cercando di andare oltre i fiori e oltre i soliti cliché.

Quello che hai fatto tu con "Yanez"...Probabilmente non c'entravamo niente con Sanremo. Ma il fatto di essere arrivati quarti l'ho trovato abbastanza significativo, quasi antropologico...  Spesso partecipano presenze particolari, per non dire assurde, che danno delle sterzate positive al Festival e che generalmente colpiscono il pubblico. Noi siamo andati convinti di proporre il nostro stile, senza farci condizionare dall'ambiente o dai dogmi. E' andata bene!

Davide Van De SfroosTour de NoccSala Teatro Lac, Lugano9 febbraio 2019 - 20.30

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MS

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