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Il dramma dei profughi è casuale?
Redazione
11 anni fa
Ci si può interrogare se le tragedie che si ripetono nel Mediterraneo non facciano parte di un gioco più ampio

Le tragedie che si stanno susseguendo nel Mediterraneo sembrano aver destato i leader europei dalla sonnolenza con cui hanno finora affrontato l’esodo di proporzioni bibliche di migliaia e migliaia di persone che fuggono dai Paesi africani e dai Paesi del Vicino Oriente. Questa fuga è lo specchio di un’intera regione devastata da guerre civili e da conflitti che durano ormai da alcuni anni e che stanno diventando cronici. Non vogliamo in questa sede richiamare le responsabilità occidentali nella crisi di queste regioni e neppure ripercorrere le tappe di queste crisi che vanno dalla guerra in Iraq, al tragico fallimento delle primavere arabe, alla scelta occidentale di defenestrare il dittatore libico Gheddafi fino alla sempre più cruenta guerra tra sunniti e sciiti, ma avanzare alcune ipotesi sicuramente discutibili e quindi contestabili.

Vi è una volontà di tentare di risolvere i numerosi conflitti che insanguinano quest’ampia regione del mondo che va dal Vicino Oriente a molti Paesi africani oppure è voluto questo stato di conflitto permanente? Il dubbio è legittimato da molti elementi. Non sembra esservi una vera volontà di sconfiggere lo Stato islamico. Quest’ultimo continua ad essere sostenuto (non solo finanziariamente) dalle monarchie del Golfo e dalla Turchia. Anche contro le sue appendici africane non si combatte seriamente. Quando lo si è fatto, come è accaduto con i francesi in Mali, le forze degli integralisti sono state rapidamente messe in fuga. Un primo tentativo di conclusione potrebbe essere il seguente: non sarebbe molto difficile sconfiggere l’ISIS, ma non si vuole farlo, poiché fa comodo che permanga questo stato di guerra nella regione. E questa conclusione riguarda soprattutto gli Stati Uniti, che non stanno cercando di costringere i loro alleati ad interrompere gli aiuti ai tagliagole dello Stato islamico. Quindi anche a Washington non sembra sgradito questo stato di guerra permanente che apparentemente non si vede in contraddizione con il successo dei negoziati con l’Iran che rappresenterebbero una svolta storica per l’intera regione e che, come noto, sono temuti da Israele, dalle monarchie sunnite e dalla Turchia. Anzi, come si sta facendo in Yemen, si getta acqua sul fuoco del conflitto tra sunniti e l’Iran sciita.

La fuga di migliaia e migliaia di persone verso l’Europa è in gran parte la conseguenza di questo stato di guerra permanente. Quindi, se non vi è una vera volontà politica di risolvere i conflitti della regione, appare molto difficile che si riesca a fermare questo esodo. Dunque qualsiasi soluzione che viene in questi giorni proposta non appare adeguata alla portata della sfida. Anzi, ci si può interrogare se il dramma dei profughi non sia voluto.

Quale potrebbe essere la posta in palio? Si può ritenere che gli Stati Uniti, non potendo contare su alleati affidabili nella regione, siano disposti a giocare almeno temporaneamente la carta dell’instabilità per poi ricostruire una rete di alleanze stabili nella regione. In questo modo si ritagliano un ampio spazio di manovra. Vi è anche l’ipotesi che la partita del Vicino Oriente rientri nella strategia volta a contrastare i piani cinesi di riunificare il continente euroasiatico e quindi della partita di un’Europa che economicamente e commercialmente aveva manifestato una certa propensione ad approfondire le relazioni con Russia e Cina. In quest’ottica, la crisi ucraina e la crisi dei profughi avrebbero un obiettivo comune riallineare l’Europa e legarla in modo duraturo all’alleato americano concludendo a questo scopo anche il trattato atlantico sul commercio e sugli investimenti.

Probabilmente si tratta di un’ipotesi fantasiosa, ma non bisogna dimenticare che come ha detto Papa Francesco è già cominciata la terza guerra mondiale, anche se combattuta a pezzi. Quindi, ogni tanto può essere utile cercare di ricomporre il puzzle.

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