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I turchi azzoppano Erdogan
Redazione
11 anni fa
Ma l'Occidente ha poco o nulla da offrire a un mondo islamico in corso di radicalizzazione

Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan esce azzoppato dalle elezioni di domenica scorsa. Il suo partito non ha infatti riconquistato la maggioranza assoluta in Parlamento. Appare legittimo chiedersi se questa sconfitta sarà destinata ad alterare gli equilibri della regione. La tempra di quello che veniva definito il nuovo “sultano” turco induce a non escludere una sua resurrezione attuata attraverso la formazione di un Governo di minoranza o molto piu’ probabilmente attraverso ad una nuova chiamata alle urne nei prossimi mesi. Qualunque sia lo sbocco politico, è comunque probabile che il progetto politico di Erdogan venga rimesso in discussione da questi risultati elettorali.

Per quanto riguarda la politica interna, il Presidente turco stava perseguendo una politica di strisciante islamizzazione del Paese e riducendo drasticamente le libertà individuali. Il progetto di Erdogan prevedeva la riforma della Costituzione con il passaggio ad una repubblica presidenziale che avrebbe ulteriormente rafforzato il suo potere personale. Il risultato elettorale non sembra indicare una vittoria delle forze di opposizione, ad eccezione del partito curdo, quanto una perdita di consensi del suo partito che è probabilmente dovuta alle crescenti difficoltà dell’economia turca. Sembra dunque prematuro sostenere che il progetto di lenta islamizzazione del Paese sia stato definitivamente sconfitto. E’ certo che ha subito una pesante battuta d’arresto.

Compromesse appaiono invece le aspirazioni internazionali del “sultano” turco. Erdogan si è infatti proposto come il leader del mondo sunnita nella crociata contro l’Iran sciita e il suo alleato siriano Assad. Non è un mistero che lo Stato islamico ha beneficiato ampiamente della condiscendenza e degli aiuti turchi. Non è neppure un mistero che in quest’ambito la Turchia beneficiava dell’aiuto dell’Arabia Saudita e degli Emirati del Golfo. Esemplare in proposito è stata la battaglia per Kobane, una città siriana ai confini con la Turchia assediata dalle forze dello Stato islamico e difesa con successo dai curdi mentre l’esercito curdo osserva dalle vicine colline l’esito della battaglia.

La sconfitta elettorale di Erdogan rimette in discussione la sua ambizione di assumere la leadership della lotta del mondo sunnita contro gli sciiti, ma non altera la posizione turca che si propone apertamente di rovesciare il regime siriano di Assad sostenuto dagli iraniani e che teme la formazione di uno stato curdo indipendente. E’ molto probabile che la Turchia continuerà a far parte di quel fronte di Paesi sunniti che con la benedizione degli Stati Uniti stanno creando un presupposti per uno scontro frontale con l’Iran sciita.

Quello che invece appare destinato a subire una battuta d’arresto è il tentativo di Erdogan di affrancarsi dalla tutela americana e di giocare in modo indipendente nello scacchiere mediorientale. Esemplare in proposito è stata l’apertura alla Russia di Putin e la firma di un accordo per la costruzione di un gasdotto destinato non solo alla Turchia, ma a rifornire anche i Paesi dell’Est e in particolare la Grecia. Mantenere questi impegni sarà difficile dopo questa tornata elettorale. Si possono concludere queste considerazioni sottolineando comunque che è improbabile che si verifichi una svolta filooccidentale della politica di Ankara. Queste speranze di molti giornali occidentali saranno molto probabilmente deluse. Nel mondo islamico è in corso un processo di radicalizzazione e di ricerca della propria identità che lo spinge a respingere le sirene occidentali. Del resto l’Occidente ha poco o nulla da offrire.

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