
Per la prima volta a Lugano, il 24 marzo al Palazzo dei Congressi, arriverà lo spettacolare show dei Pink Floyd History a tributare le opere e la storia di una delle band più rilevanti della storia, se non addirittura sul podio della musica moderna, come ha dichiarato Massimiliano Salani, organista del progetto, che, durante un’intervista che ci ha concesso, ha largamente parlato dello spettacolo e dell’impatto che i Pink Floyd hanno avuto sulla storia della musica.
Mezzo secolo di storia musicale in un solo spettacolo, come è strutturato?L’idea di base è stata di provare a raccontare musicalmente e visivamente la storia dei Pink Floyd, così siamo partiti dal primo singolo del ’66 Arnold Layne e a seguire lo spettacolo si svolge in ordine cronologico: partiamo dal ’66 e arriviamo fino a The Division Bell del ’94. Abbiamo pescato qualcosa da ognuno dei loro dischi, che è stata per noi l’impresa più difficile, perché chiaramente in determinati album c’è concentrato di tutto, però ci siamo riusciti, tralasciando solo i due dischi che in realtà sono colonne sonore. Oltre a questo volevamo dare un senso allo spettacolo cercando di sviluppare anche il discorso delle sonorità e della formazione della band, infatti iniziamo lo spettacolo in 4, com’erano loro nella prima fase e proseguendo aggiungiamo gli altri elementi, di pari passo con la loro storia.
C’è un periodo della loro storia al quale vi siete dedicati particolarmente?Come dicevo abbiamo pescato da tutte le loro ere. Ovviamente ci siamo sbilanciati un po’ di più nella fase centrale degli anni ’70, quindi quando siamo arrivati a dischi come The Dark Side Of The Moon non riuscivamo a scegliere solo due canzoni, infatti quello è uno degli album dai quali abbiamo preso di più. Da Wish You Were Here, che è il successivo, abbiamo preso altri tre brani, perché è un altro disco molto importante e la stessa particolare attenzione l’abbiamo riservata anche per The Wall. Questi tre album diciamo che sono quelli ai quali non potevamo non dare un po’ più di attenzione rispetto agli altri, il perché è la storia a raccontarcelo e se potessimo li suoneremmo tutti dall’inizio alla fine.
Avete sviluppato molto anche il lato visivo…Ci sono giochi di luci e video che cercano di rappresentare ogni epoca della band e di dare l’idea di come si sviluppava l’atmosfera sul palco durante i loro show. Siccome la musica è sempre un po’ lo specchio di un periodo storico, per ogni decade ci sono anche dei contributi video storici di quello che succedeva in determinati periodi. Per fare un esempio: durante lo spettacolo, nel momento dedicato a The Wall, vengono mostrati video con vari fatti accaduti a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, tra cui Ronald Reagan che si rivolge a Gorbačëv pronunciando l’iconica frase “Tear down this wall.” Insomma, cerchiamo di legare la storia del gruppo con la storia di quello che succedeva nei periodi che hanno vissuto, perché ovviamente quello che scrivevano era soprattutto quello che respiravano. Waters oltretutto è sempre stato un personaggio politicamente molto coinvolto e non rimane mai in silenzio rispetto a ciò che vive in ogni epoca, che gli piaccia o meno.
Al giorno d’oggi, come si inserisce nella società una musica di una band che ha iniziato la sua carriera 50 anni fa?Io i Pink Floyd li seguo da quando sono bambino e se suono probabilmente è merito dell’influenza che ho subìto da loro, anche perché ho avuto la fortuna di vederli diverse volte, sia come Pink Floyd, sia nelle varie esibizioni di Gilmour, di Waters,… e da musicista respiro un po’ quello. Questo per dirti che quello che sento è che questo fenomeno è uno dei fenomeni musicali che ha continuato sempre a crescere, nonostante il gruppo si sia sciolto già da tantissimi anni. Ad esempio ricordo che, una quindicina di anni fa, guardai una classifica dei dischi più venduti nella storia della musica e riguardandola pochi anni dopo, i due dischi più venduti dei Pink Floyd (The Dark Side Of The Moon e The Wall) si sono alzati di posizione. Questo significa che questa band non ha mai perso un colpo e, per come la vedo io, è un messaggio che ha colpito nel segno, anche con i giovanissimi. Sono un gruppo la cui influenza non ha mai smesso di bruciare e anzi, oggi la sento più forte che mai. Ad ogni modo i Pink Floyd sono fra quei pochi gruppi che hanno veramente cambiato la storia della musica, facendo cose che sono state recepite sia dal pubblico che dai musicisti, che dopo di loro hanno sviluppato un nuovo modo di suonare, guadagnandosi sicuramente un posto sul podio della musica. In più li sento più considerati ora rispetto a 25 anni fa.
Qual è l’importanza storica e l’eredità che questa band leggendaria ci ha lasciato?Prima di tutto loro hanno avuto il coraggio di fare qualcosa di molto diverso: oggi molte loro cose potrebbero sembrare semplici, forse perché ormai sono entrate nell’immaginario comune, ma comunque hanno sempre fatto musica difficile, non hanno fatto musica per tutti. Non credo che si aspettassero di diventare così popolari, la loro era musica più di settore secondo me. Quindi la cosa più bella di loro è il messaggio della libertà di espressione, di avere il coraggio di esprimere la propria idea con coerenza, perché oltretutto sono uno dei pochi gruppi estremamente coerenti, che non ha mai fatto dischi tanto per farli, c’è sempre stato un progetto e un messaggio alla base. Non si tratta di uno di quegli artisti dei quali dici “Belli i primi due dischi!”, anzi, sono maturati sempre nel corso del tempo. La sincerità artistica è una libertà di espressione, coraggio di sperimentare e un impegno a 360 gradi. Ad esempio, lo show l’hanno inventato loro e questo è un fatto storico: fin dall’inizio i Pink Floyd hanno deciso che non si trattava solo di fare concerti, si trattava di un’esperienza che tutti gli spettatori, da quello in prima fila a quello in ultima fila, dovevano condividere nella stessa maniera. Queste sicuramente sono le cose che hanno fatto di loro un caposaldo assoluto da cui prendere ispirazione.
Michele Sedili
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