
Greenpeace si scatena contro la clou computing (nube di informazioni digitali). Secondo l'organizzazione ambientalista la grande rete genera troppe emissioni di CO2. Le stesse potrebbero triplicarsi entro il 2020.La colpa? I principali imputati sono i server dei colossi IT; gli smartphones ed i tablets (iPad compreso). Tutti questi mezzi, infatti, provocano un maggiore traffico sul web.In più, oggi, chiunque può sopperire al problema dell'immagazzinamento dati immettendo ciò che vuole su internet. Ma internet non è solo un mondo virtuale, possiede anche un cuore fisico, i server appunto. Ma molti di questi, stando a quanto riferisce Greenpeace, sarebbero alimentati principalmente a carbone.E l'associazione ambientalista punta il dito anche contro Facebook, reo di aver costruito un data center a Prineville, Oregon. Questo data center è alimentato proprio a carbone. Nulla di nuovo, sullo stesso sito di social network è infatti presente un gruppo che esorta l'azienda di Zuckerberg ad utilizzare energia rinnovabile.Yahoo, dal canto suo, ha deciso di utilizzare, per il suo nuovo server a Buffalo (stato di New York), anche l'energia idroelettrica.Facile sostenere iniziative ambientaliste accessibili a tutti tramite web, ma se è la stessa rete una delle prime imputate, allora c'è qualcosa che non va. La stessa Agenzia di protezione ambientale degli USA ci fa sapere che, tra server e telecomunicazione, il consumo energetico della nube vantava 622mila milioni di Kilowatt all'ora nel solo 2007, pari a 1034 tonnellate di CO2.
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