Cerca e trova immobili
Magazine
Grecia e Unione Europea firmano un cessate il fuoco
Redazione
12 anni fa
Atene esce malconcia da questo primo confronto, ma la battaglia decisiva si terrà tra quattro mesi quando si negozierà il nuovo piano di salvataggio

Il Governo di Alexis Tsipras ha indubbiamente perso la sfida all’ortodossia dell’austerità di stampo tedesco ed esce quindi malconcio da questo primo confronto con l’Unione Europea. La Germania ha vinto questa partita e ha costretto Atene a sottoporre all’Eurogruppo un’estensione dell’attuale programma di austerità che, seppure corretto marginalmente, ricalca il Memorandum imposto dall’odiata troika. Il Governo di Syriza propone delle variazioni con una tassa sui ricchi, aumenti dell’IVA e lotta all’evasione fiscale che non sono sufficienti a dare Atene quelle risorse indispensabili a mantenere le promesse elettorali.

E’ comprensibile che nel Paese ellenico si siano levate voci proprio dai ranghi della sinistra che parlano di una grande delusione e addirittura di tradimento degli impegni elettorali. Come si è giunti a questa conclusione? In primo luogo, Atene si è trovata isolata. Come era facilmente prevedibile né la Francia di François Hollande né l’Italia di Matteo Renzi hanno cercato di incrinare il fronte avverso capeggiato dalla Germania. Meno prevedibile era invece che Syriza non fosse pronta a giocare la carta del Piano B, che – come abbiamo scritto più volte – consisteva nel creare una moneta parallela per pagare stipendi, pensioni ed investimenti pubblici e contemporaneamente far leva sul sostegno finanziario e politico di Russia e Cina. E’ difficile capire perché questa strada sia stata solo ventilata e perché non sia stata imboccata. Molto probabilmente la paura di Tsipras e compagni è stata la consapevolezza che la fuga dei depositi dal sistema bancario greco avrebbe comportato un immediato fallimento delle banche se fosse stata completamente recisa la possibilità di rifinanziarsi alla linea di emergenza della Banca centrale europea. Sta di fatto che il ministro delle finanze greco è dovuto tornare ad Atene con le classiche pive nel sacco e che la sua maestria nella teoria dei giochi non l’abbia molto aiutato in questo primo confronto.

Ma Atene ha perso una battaglia e non la guerra. In pratica è stata stipulata una tregua di quattro mesi che rispecchia i rapporti di forza di queste prime discussioni. La battaglia decisiva vi sarà tra pochi mesi quando si rinegozieranno i termini del nuovo piano di salvataggio. Ammaestrati dall’esito di queste trattative, i ministri greci dovranno presentarsi ai negoziati non solo forti del fallimento delle politiche di austerità finora imposte alla Grecia e non solo invocando la crisi umanitaria del Paese, ma anche pronti a non cedere ai diktat dei partner europei perché pronti ad imboccare una via alternativa. In altre parole, se il Governo di Alexis Tsipras non vorrà perdere definitivamente la guerra, dovrà preparare in questi mesi il Piano B ed essere pronto ad attuarlo immediatamente se, come è probabile, non vi sarà alcun cambiamento di rotta da parte di Bruxelles. Dunque, l’imperativo è usare questi pochi mesi per mettere a punto il varo di una moneta parallela e per stringere quegli accordi con Russia e Cina che permettano alla Grecia di non essere strozzata da Bruxelles.

La tragedia greca di queste ultime settimane impone comunque alcune considerazioni. La vittoria dell’Unione Europea è la classica vittoria di Pirro. Infatti la Grecia è fallita e non potrà mai onorare e restituire i debiti accumulati. Anche se è vero che nei prossimi anni Atene dovrà pagare tassi di interesse molto bassi e, quindi, il debito non pesa in modo eccessivo, pensare che questo debito possa essere rimborsato è una pura finzione ad uso dei mercati finanziari e dell’opinione pubblica europea. Se è vero che il costo del servizio del debito greco è molto contenuto, non lo è invece la pretesa che la Grecia consegua un avanzo primario (ossia prima del pagamento degli interessi) del 3% quest’anno e del 4,5% del PIL a partire dall’anno prossimo. Questa pretesa si fonda sull’ampiezza del debito pubblico greco e da qui la richiesta del Governo di Atene di ristrutturare o di cancellare parte di questo debito per ridurre all’1% l’avanzo primario chiesto dalla troika. Quindi, ed è la prima conclusione, le politiche di austerità hanno fatto precipitare la Grecia in una vera e propria depressione e nel contempo fatto impennare il debito pubblico del Paese ellenico. Dunque, non si è risolto nulla e gli ingredienti di una nuova crisi sono tutti ancora presenti. Per questo motivo quella di Bruxelles è una vittoria di Pirro.

La seconda considerazione è che l’Unione monetaria europea ad impronta tedesca non si cambia. Si può solo rompere. Dunque sono pure velleità le dichiarazioni dei leader della sinistra tradizionale che vanno da Renzi ad Hollande. E tali si riveleranno anche le richieste greche se non saranno rafforzate da un piano di resistenza ai diktat europei. In questo contesto le speranze alimentate dal deprezzamento dell’euro, dal calo del prezzo del petrolio e dal Quantitative Easing della Banca centrale europea si riveleranno unicamente temporanee e il futuro dell’euro rimane molto incerto.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata