
A quarant'anni dalla scomparsa di Gotthard Scuh, uno dei maggiori fotoreporter svizzeri del Novecento, la Fondazione svizzera per la fotografia gli dedica una retrospettiva, a Winterthurche fino all'11 ottobre 2009, che mette in risalto il suo approccio soggettivo e intuitivo a questa arte. "Chi non può immedesimarsi negli avvenimenti in modo tale da amarli, almeno nel momento in cui accadono, non avrà la forza per riprodurli". Così scriveva, nel 1942, il fotografo svizzero. La frase riassumeva alla perfezione la sua poetica, basata sulla consapevolezza che lo sguardo del fotografo non poteva che essere soggettivo. La sua carriera di fotografo era iniziata attorno al 1930, dapprima sulla scia delle sperimentazioni formali della "nuova fotografia", poi nel solco di un fotogiornalismo che proprio in quegli anni stava vivendo una stagione di grande rinnovamento. Schuh divenne nel 1932 uno degli autori di punta della leggendaria rivista "Zürcher Illustrierte", diretta da Arnold Kübler. Per la rivista, il fotografo realizzò reportage in tutta Europa su temi sociali, politici, culturali e sportivi. Fra gli scatti esposti a Winterthur, si possono citare per esempio le foto realizzate nella Germania nazista o fra i minatori del Belgio. Pur lavorando come fotoreporter, Schuh continuò a coltivare con l'apparecchio fotografico lo sguardo e la sensibilità che aveva sviluppato durante gli anni in cui la sua attività principale era stata la pittura. Un primo esempio di questo approccio al nuovo strumento espressivo sono le fotografie scattate durante un soggiorno di vari mesi a Parigi nel 1932. Se già le foto parigine contribuirono alla reputazione di Gotthard Schuh come fotografo, la sua fama è dovuta soprattutto alle immagini scattate durante un viaggio di undici mesi in Asia, nel 1939. Il libro Insel der Götter (Isola degli Dei), dedicato a Bali e uscito per la prima volta nel 1941, ebbe un enorme successo e fu varie volte ristampato. "Il mio apparecchio fotografico, che in dieci anni ha scattato ventimila immagini, è qui vicino a me, macchina della curiosità quotidiana. Oggi può rimanere dov'è" Gotthard Schuh"Ognuno riproduce solo ciò che vede e ognuno vede solo ciò che corrisponde al proprio essere" Gotthard SchuhSKA
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