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Gli obiettivi nascosti di Matteo Renzi
Redazione
12 anni fa
Lo psicodramma sull’articolo 18 è un espediente per deviare l’attenzione dalla prossima pesante “stangata” e per creare un nuovo partito con Berlusconi

Abbindolare il popolo è la principale arte di Matteo Renzi. Lo scontro sull’articolo 18, che prevede il reintegro dei lavoratori licenziati senza giusta causa, ha lo scopo di deviare l’attenzione dai veri provvedimenti indispensabili per affrontare la grave crisi economica in cui versa il Paese, dalla “stangata” che il Governo italiano sarà costretto a presentare nei prossimi giorni e dal vero (e ben celato) progetto politico di Matteo Renzi. L’abolizione dell’articolo 18 non farebbe uscire l’economia italiana dalla crisi. Sarebbe veramente troppo bello e troppo semplice. Ci si deve dunque chiedere per quali motivi Matteo Renzi scateni questa battaglia ideologica che scalda gli animi, ma non risolve i problemi del Paese.

Matteo Renzi è perfettamente consapevole che sta finendo l’idillio con gli italiani che gli ha permesso di trionfare alle ultime elezioni europee. Sa anche che l’opinione pubblica sta cominciando a capire che vi è un enorme scarto tra la promessa di rivoltare il Paese come un calzino e i miseri risultati finora ottenuti. Sa pure che la crisi economica si sta aggravando e che quindi la maggioranza della popolazione avverte un continuo peggioramento delle proprie condizioni economiche che non è stato affatto arrestato dall’attuale Governo. Sa pure che la prossima Legge di stabilità sarà in realtà una “stangata”, poiché si dovranno risparmiare almeno 20 miliardi di euro e che ciò vuol dire tagli alla spesa pubblica e nuove tasse, che saranno “digerite” male dagli italiani. E sa soprattutto che con il trascorrere del tempo cresceranno le sue difficoltà politiche e che ciò riaprirà lo scontro per il controllo del Partito Democratico. Quindi, meglio anticipare tutti, approfittando del favore popolare di cui ancora gode ma che potrebbe ben presto scemare, e scatenare immediatamente la battaglia decisiva all’interno del partito.

Alcuni potrebbero sostenere che si tratta di una sfida molto pericolosa, poiché Matteo Renzi molto probabilmente vincerà, ma il partito potrebbe spaccarsi e quelli che il fiorentino chiama “i conservatori” potrebbero uscirne per formare una nuova formazione politica. Ma è proprio questo l’obiettivo di Matteo Renzi. Le ragioni sono presto dette. Un’umiliazione della minoranza del partito o addirittura una scissione permetterebbero a Matteo Renzi di perseguire il suo obiettivo strategico che è quello di formare un nuovo partito depurato dagli ex comunisti e dai fiancheggiatori del sindacato CGIL e formato dai democratici renziani e da gran parte dell’elettorato di Forza Italia che verrà portato in dono da Silvio Berlusconi. In pratica, la formazione di un grande partito di centro che dovrebbe dominnare la vita politica italiana per alcuni decenni.

L’obiettivo è questo e la battaglia sull’articolo 18 lo conferma. Infatti l’umiliazione della minoranza con il rischio di defezioni o di imboscate parlamentari non metterebbe in difficoltà il Governo che potrebbe contare all’occorrenza sull’aiuto dei deputati e dei senatori berlusconiani. Una scissione dei Democratici potrebbe portare ad una crisi di Governo che verrebbe risolta con l’entrata ufficiale di Forza Italia nella maggioranza e che preparerebbe il terreno per far capire agli italiani che le differenze politiche tra i due partiti sono secondarie e quindi per indire l’anno prossimo elezioni anticipate in cui i due partiti potrebbero essere coalizzati. Questo è chiaramente il disegno politico sia di Renzi sia di Berlusconi, che non a caso continua a non voler designare un suo successore ed è questo il contenuto del loro patto segreto che sicuramente contempla anche altre questioni “più concrete”.

Ma molto probabilmente questo disegno politico fallirà. Il motivo è molto semplice: l’economia italiana non regge, il Paese è sfiancato e l’insofferenza degli italiani cresce, anche se viene “sedata” dal moltiplicarsi dei talk-show che servono a far sfogare singolarmente i telespettatori convinti di cambiare il corso della politica inveendo o sostenendo le tesi del politico di turno. E’ comunque probabile che l’effetto sedativo di questi dibattiti televisivi cominci a diminuire, anche perché la prossima Legge finanziaria sarà una vera e propria “stangata” che si abbatte su una popolazione già stremata. E proprio per questo motivo il disegno di Renzi e Berlusconi fallirà. Infatti per avere successo Matteo Renzi non deve perdere troppi consensi elettorali. E il fiorentino non sta facendo nulla che possa far perdere consensi: annuncia, ma non fa. Il giochetto è tuttavia destinato a non funzionare a causa dell’aggravarsi della crisi economica e soprattutto dei diktat di Bruxelles, della Banca centrale europea e della Germania, che non sono disposti a farsi prendere per il naso dalle promesse del Presidente del Consiglio italiano. E proprio l’Europa l’ostacolo su cui franerà il progetto politico dei due leader italiani. Sia Bruxelles sia Berlino non si fidano di Matteo Renzi e soprattutto sono inorriditi dalla prospettiva di un crescente ruolo politico di Silvio Berlusconi e stanno già preparando una soluzione di emergenza.

L’Europa sa che la situazione economica italiana è disperata e che occorrerebbe un vero e proprio commissariamento del Paese, ma questa prospettiva non è politicamente praticabile. Quindi, la strada sarà sfiancare Matteo Renzi per poi sostituirlo con un commissario italiano che faccia quelle riforme lacrime e sangue indispensabili e che cerchi di ricostruire un Paese che sta andando in sfacelo. La personalità adatta a svolgere questo compito è già stata individuata: è il Governatore della Banca d’Italia Vincenzo Visco.

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