
''Ci chiamavano i cowboy della cocaina, ma abbiamo cercato di non fare la fine dei Beach Boys: non siamo diventati solo un triste monumento a noi stessi''. Sono parole di Glenn Frey, leggendaria voce degli Eagles, contenute in un'intervista. Il gruppo country rock, che ha venduto oltre 120 milioni di album (il loro “Greatest Hits 1971 - 1975” è il disco più venduto della storia), ha presentato a Londra il primo cd dopo 28 anni: si intitola “Long road out of Eden” ed ha ricevuto buone recensioni. A quasi 60 anni anni, Glenn Frey si è ripreso da decenni di eccessi e si è mostrato in buona forma anche durante il mini concerto che gli Eagles hanno tenuto mercoledì sera nella piccola IndigO2, una sala da poche centinaia di posti all'interno della O2 Arena.Lo show era quasi esclusivamente a inviti, con biglietti che costavano anche 1.370 euro. Frey ha spiegato: ''Siamo multimilionari. Il fatto di aver venduto così tanti dischi mi ha aiutato a capire che cosa c’è di buono nel nuovo album. Ci sono canzoni capaci di rappresentarci. La gente da noi vuole questo: le voci, le chitarre, tutto quello che ha fatto grande un gruppo come il nostro''. Famosi per gli eccessi e le litigate, gli Eagles sono il simbolo di una generazione, quella uscita da Woodstock, che per tanti anni ha provato ad autodistruggersi. ''Quando abbiamo fatto le rockstar a tempo pieno - continua Frey - i danni li abbiamo pagati tutti. Ci chiamavano i cowboy della cocaina''. Frey è sposato e ha tre figli: ''Vivendo con loro ho imparato anche come tenere in piedi un mega gruppo come gli Eagles'', dice.
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