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Gli antidolorifici sono come le droghe
Redazione
18 anni fa
Il Dr. Yong Zhang, della Rockefeller University di New York, mette in guardia sull'uso dell'ossicodone

Il Dr. Yong Zhang, della Rockefeller University di New York, mette in guardia sull'uso dell'ossicodone.L'ossicodone è un antidolorifico oppiaceo utilizzato tra gli adolescenti, soprattutto del Nord America, come sostituto degli stupefacenti.Questo antidolorifico è infatti facilmente reperibile a costi molto bassi.Gli effetti che provoca sono molto simili al classico "sballo" da droghe e, al pari di queste, provoca dipendenza.Lo studio, pubblicato ieri su "Neuropsychopharmacology", è stato svolto su un modello animale, mettendo così a confronto le reazioni degli esemplari in età adolescente da quelli in età adulta.L'esperimento si è tenuto in quanto, oggi, sempre più giovani, nei primi anni di adolescenza, rimpiazzano le droghe comuni con farmaci da prescrizione, spesso a base di idrocodone e ossicodone.Negli Stati Uniti è stato riscontrato un calo del 24% inerente l'uso di droghe fuori legge tra i giovani, ma si è anche riscontrato un aumento inerente l'abuso di farmaci; infatti il 10% di studenti liceali ha ammesso di far uso di medicinali al fine di cercare lo sballo.Ora, grazie alla ricerca effettuata dal Dr. Zhang, si sono scoperti gli effetti che questi farmaci hanno sul cervello.Come già anticipato, l'esperimento è stato eseguito su dei topi, alcuni adulti, altri più giovani (adolescenti); è stato così evidenziato che i topolini più giovani avevano la tendenza di somministrarsi una quantità minore di ossicodone rispetto ai topi adulti.Questo risultato prova che nei topi "adolescenti" c'è una maggiore sensibilità al farmaco, rispetto agli adulti; oltre a ciò, si è potuto riscontrare che i topi esposti a questa molecola durante l'adolescenza, sono maggiormente sensibili alle droghe nel momento in cui questi ne vengono esposti in età adulta.Il Dr. Zhang spiega che tali risultati mostrano chiaramente come l'ossicodone sia causa, nel giovane, di modificazioni funzionali a livello cerebrale, modificazioni che, purtroppo, si conservano molto a lungo.Ma ora, grazie a questi dati, sarà forse possibile mettere a punto delle terapie atte ad aiutare coloro che già sono "vittime" di questo antidolorifico.

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