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"Futurismo 1909-2009 Velocità+Arte+Azione"
Redazione
17 anni fa
A cento anni dalla nascita del Futurismo Milano ha in programma moltissime iniziative. Palazzo reale apre le danze con una mostra che ne ripercorre la storia e la filosofia

Sono trascorsi cento anni da quando il 5 febbraio 1909 sulla Gazzetta dell'Emilia, Filippo Tommaso Marinetti scrisse il suo manifesto che incominciava cosi: "Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo... un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia". Questo manifesto fu il motore propulsore di una nuova estetica, di nuovi prototipi di bellezza. Da quel giorno in poi niente fu più come prima, come testimonieranno Marcel Duchamp o Andy Wharol.

Milano per festeggiare il centenario di questo evento che ha scombussolato l'arte e l'ha modificata fortemente ha voluto dedicare una serie di manifestazione che dureranno per tutto il 2009. Evento nell'evento è la mostra "Futurismo, 1909-2009 Velocità+Arte+Azione" che Palazzo Reale ospiterà fino al prossimo 7 giugno 2009.

La mostra si prefigge l'intento di sottolineare la molteplicità dei campi influenzati dal Futurismo e a questo scopo sono state raccolte quasi 500 opere. Ci saranno circa 250 sculture, dipinti e disegni. Uno spazio dedicato agli oggetti artistici decorativi agli arredi, dalla moda alla pubblicità, dagli abiti teatrali alle scenografie, dai libri alle fotografie.

L'esposizione offre un'ampia lettura sull'evoluzione sperimentale del movimento. E lo fa attraverso un lungo percorso fra cui spiccano "Stati D'animo - Gli addii, Quelli che vanno, Quelli che restano, 1911" - di Umberto Boccioni, i "Ritmi dell'archetto", 1912 e "Espansione x Velocità", 1913-1914 di Giacomo Balla, "Cavallo e cavaliere", 1913 di Carlo Carrà.

Tutto per esplorare il significato profondo del Futurismo, oltre il solo pensiero utopico o l'esaltazione del progresso. La pulsione creatrice fu per i futuristi l'incontro-scontro con il reale che finisce per subire le costrizioni della materia. Una costrizione cui non sfugge la stessa natura, che si fa meccanica, oltre ché sfondo per la trasposzione delle sensazioni d'artista.

Spiegano i curatori Ada Masoero e Giovanni Lista che «un'indagine sul futurismo sarebbe mutila se non si prendessero in esame gli innumerevoli ambiti che questa avanguardia volle "impollinare" con i suoi principi». La mostra documenta l'ampio raggio d'azione del Futurismo, in forza di un'arte che deve essa stessa essere utile per compiere una vera rivoluzione sociale.

Alcune delle sezioni più interessanti della mostra sono dedicate al Paroliberismo, alla ricerca applicata alla fotografia, alla pubblicità. Il percorso parte dalla fine dell'Ottocento, documenta la sperimentazione futurista fino alla seconda metà del Novecento, attraverso il filtro che ne fecero Fontana, Burri, Dorazio, Schifano. Una menzione a parte merita la ricostruzione delle scenografie di De Pero per Feu d'Artifice: qui l'emozione futurista è garantita.

Non poteva che essere Milano a dedicare questa bella mostra al Futurismo visto che "Milano

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