
"A volte ci sono brani che si impadroniscono di te, e diventano successi senza che tu te l'aspetti!", ha detto dal palco. Un tour per raccontare la forza dei sentimenti. È stato un Francesca Renga forse meno loquace e spiritoso del solito e quasi timido, di fronte ad una Lugano che non si è presentata in massa all'appuntamento con lui; anche se è pur vero che chi c'era ha fatto sentire tutto il suo calore al proprio beniamino.L'artista che è in lui non ha deluso chi lo ama: il concerto ha mandato subito in visibilio la platea, all'apparire dell'Ensemble Symphony Orchestra.Ad aprire trionfalmente sono proprio i giovani musicisti, capitanati dal loro Maestro Giacomo Loprieno; scelta indovinata dopo il primo esperimento di un anno fa, altro tour, altra storia, che allora rispondeva al nome di "Orchestra e voce", titolo ripreso dal precedente, omonimo album e stessa orchestra di oggi.Non è mancata naturalmente la band storica in questa tournèe, formata da Giorgio Secco (chitarra), Stefano Brandoni (chitarra), Vincenzo Messina (hammond e tastiere), Fulvio Arnoldi (chitarra e tastiere), Luca Visigalli (basso) e Diego Corradin (batteria). Un mix capace di suscitare emozioni forti, che, mescolate a luci a volte fluo e a volte psichedeliche, possono rimanere a lungo impresse nella memoria. Non ancora spenti gli echi delle ovazioni per "Ferro e cartone" (2007), oggi sono i brani di un "Un Giorno bellissimo" a farla da protagonisti; anche se Francesco non manca di ripercorrere una carriera illuminata e mai statica, dal rock dei "suoi" Timoria alle atmosfere incantate di "Angelo", brano che lui lascia per gli ultimi saluti al suo pubblico, dichiarandone la potenza misteriosa nella propria vita: "A volte ci sono brani che si impadroniscono di te, e diventano successi senza che tu te l'aspetti!", ha detto dal palco. Ma si diceva che fosse nato, ai tempi, come lode alla neonata primogenita come pure alla giovane moglie Ambra, da lui vista come creatura inerme e fragile, appunto.Quella stessa compagna che certa stampa maligna ha indicato negli ultimi giorni come poco amorevole... Ma Renga non è parso scalfito dai pettegolezzi e anzi, ha salutato più volte l'Angiolini che seguiva lo spettacolo in prima fila, accompagnata dalla manager storica. In questa miscela di passato e futuro, hanno fatto capolino alcune perle storiche dei favolosi anni Sessanta italiani, che Renga reinterpreta partendo da un tono basso, per poi esplodere nei conosciuti virtuosismi: è il caso di "Pugni chiusi" dei Ribelli; come pure di un'intensa "Se perdo te" di Patty Pravo, ad esempio, testi sicuramente nelle corde di questo artista che racchiude molte sfumature, come quelle di "Raccontami", successo del 2000, che con semplicità evoca l'istante in cui sboccia un amore. Sprofondato nel (sanremese) "Tracce di te", dedicato all'amatissima madre, continua la sua scaletta con le parole rassegnate di "Cambio direzione"; perchè Francesco si abbandona spesso a meditazioni a tratti nebulose e melanconiche; per poi risorgere con brani leggeri e ariosi quali "Meravigliosa (la luna)". "Si può cadere e soffrire, ma si può e si deve risorgere!", dice lui stesso. Contrasti e complessità di un artista che non smette di dare il meglio di se': questo "Tour Francesco Renga 2011" ne riconferma il talento, dopo 25 anni di presenza nelle radio, nel panorama musicale e nelle collezioni dei fan. Foto e articolo Monica Mazzei[email protected]
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