
Francesco Baccini, cantautore genovese, si è esibito al Monte Verità di Ascona. Sabato scorso Baccini ha affascinato il pubblico parlando delle utopie di Genova - ricordando tra l'altro Fabrizio De Andrè e Paride Battini - e ripercorrendo la sua carriera musicale con i brani che lo hanno reso famoso. Durante la serata è stato pure proiettato il film “Zoè”, di Giuseppe Varlotta, del quale Baccini è stato attore protagonista. Il genovese è un cittadino atipico? "Naturalmente siamo tutti italiani, ma ciò non toglie che il genovese sia un cittadino a parte… Da Genova sono partiti molti uomini celebri, uno di questi era Colombo! Paganini, Gasman erano tutti genovesi e ne hanno fatto un popolo grande… Cresciamo col pesto e diventiamo particolari! Ma non tutti sanno che non è necessario andare così lontano per trovare dei nomi importanti nel firmamento di Genova". Al Monte Verità hai raccontato delle "utopie di Genova", ma non hai parlato di Paride Battini... "Conoscevo personalmente Paride Battini perché era il mio capo: ho lavorato tanti anni al porto di Genova prima di diventare un cantautore. Battini è stato un uomo che ha coltivato per tutta la vita un’utopia di autogestione, contro un governo italiano che non mantiene mai ciò che promette. Poco dopo che fui assunto al porto, lui diventò console. Il 23 aprile è morto e non lo si può dimenticare; anche perché suo padre è stato un partigiano ai tempi del fascismo in Italia e per questo si era fatto molti anni di galera… Paride Battini era un genovese di inestimabile valore, figlio di un eroe, ma ciò che lo rende speciale è che prima di essere un console era un semplice capo portuale che era votato dai suoi operai. ma gli operai erano in realtà padroni: questo è stato un ottimo esempio di autogestione ben riuscita! È vero che sono “scappato” da Genova nell’86, ma non sono andato troppo lontano. Mi sono infatti trasferito a Milano". Al Monte Verità hai cantato la canzone "La tele della signora Gina", che non ti aveva portato molta fortuna anni fa. "Proprio ieri ascoltavo in macchina i vecchi brani di Bennato e mi venivano in mente che canzoni come “Che bella città”, sono attuali anche 30 anni dopo la loro uscita. Ad esempio la nostra televisione è diventata la più democratica del mondo. È “la tele della signora Gina”: chiunque in Italia può salire sul palco, dire un paio di sciocchezze ed esser applaudito da tutti". Ma continuando così non si rischia di offendere la gente? "Il livello qualitativo della nostra televisione è ormai precipitato, anche per colpa di quel buonismo che abbiamo ricevuto in eredità dagli Anni ‘80… Ricordo ancora oggi una trasmissione come “Mai dire TV” che alla fine fu sospesa perché creava degli autentici mostri! A forza di prendere in giro certe realtà televisive locali,alcuni personaggi diventavano famosi. E la televisione finisce con lo sdoganare una serie di incapaci che pensano di essere bravi solo perché sono applauditi". Oltre che cantante sei diventato anche attore. Hai infatti recitato in “Zoè”, un film che racconta di fascismo. Come è andata? "Per me è stato un divertimento! Tra l’altro, Zoé anche se non è un film commerciale sta riscuotendo molto successo e lo stiamo portando in giro in diversi festival cinematografici… Nei prossimi giorni saremo anche a quello di Cracovia!". [email protected]
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