
Fiorella Mannoia era a Lugano venerdì scorso, una delle tante tappe del suo tour. L’interprete si è spesa generosamente per il pubblico, che ha ricambiato, dimostrandole grande calore. Tra i commenti più applauditi: "Questo governo non mi rappresenta", e "Ho cantato solo le canzoni che rappresentavano la mia anima e il mio modo di sentire". Una donna e tante canzoni scritte da uomini, i migliori cantautori italiani. Al di là di come si siano svolti gli incontri artistici, si è mai domandata perchè? Indubbiamente, al di là dei progetti musicali, tutto è nato, come ogni cosa nella vita, da grande stima reciproca. È la base di tutto e sono felice di averne goduto e di goderne ancora. Un caso che siano sempre stati uomini, anche perché statisticamente sono sempre più uomini a scrivere canzoni, e sempre meno donne. Un'artista che le piacerebbe le scrivesse una canzone? Mi piacerebbe fosse Gianna Nannini a scrivermela, la canterei molto volentieri. Ma per piacerle, una canzone che prerogative deve avere? Sicuramente deve rappresentarmi. Deve saper cogliere un aspetto o qualcosa dell'animo di una donna, che sento affine al mio modo di sentire. E trova che questi cantautori uomini abbiano saputo cogliere l'animo femminile in tutte le sue sfumature? Assolutamente si. Anzi, a volte sanno raccontare una donna come una donna non sa fare. Del resto, la sensibilità non ha sesso. Per dirla ironicamente, al modo ci sono tante galline, come tanti uomini stupidi e somari, e poi tante donne fantastiche e tanti uomini meravigliosi. Gli uomini migliori di solito sono quelli che sanno osservare e ascoltare. La canzone più ironica del suo repertorio? Io canto di tutto, ma fa tanto come mi sento sul momento e ciò che vivo nella mia vita, perché è logico che canti più facilmente qualcosa che si ispira al tuo stato d'animo. E la canzone probabilmente più ironica, l'ho cantata in un momento nel quale mi sentivo molto appagata e felice: "Via con me", in versione blues, con la quale esprimevo anche la mia preoccupazione per il mio Paese. Se "Belle speranze" del '99, aveva segnato un momento di svolta nella sua carriera, l'album di cover uscito pochi mesi fa, "Ho imparato a sognare", cosa rappresenta per la sua carriera? Anch'io mi sono un po' stupita di aver inciso solo ora il mio primo disco di cover, ma avendo sempre cantato canzoni di altri autori, era ora di fare un vero disco di cover. Inoltre, anche nei passati album di inediti, ho spesso incluso qualche cover celebre. Ora che ho deciso di incidere un intero album solo di cover, anche in questo caso ho scelto i brani che ho trovato mi rappresentassero. Alcuni poi, sono nati quasi per caso. Ogni brano che ho cantato, del resto ha alle spalle una sua storia particolare. "Sally" di Vasco Rossi ad esempio la cantavo spesso nei concerti perché mi piaceva moltissimo; così come "Quello che le donne non dicono" dal fatto di averle spesso cantate durante le tournée. Finché la gente si è appassionata, e ha cominciato a chiedermele sempre più spesso e a chiedermi su quale album trovarle. A forza di dover rispondere che non erano in nessun album e delle richieste sempre più pressanti delle persone, le ho registrate! Rinnovarsi serve a conquistare nuovo pubblico? Non l'avrei messa in questo modo. Anche se indubbiamente, fa sempre piacere conquistare nuovo pubblico. Però trovo serva soprattutto a rimettersi continuamente in gioco e alla prova, cosa importantissima in questo lavoro, se non si vuole morire artisticamente. È utilissimo poi confrontarsi con le nuove generazioni. E il suo prossimo album di inediti? Per ora ancora non ci ho pensato. Ma sto raccogliendo un po' di materiale e pensando a chi potrebbe scrivere per me i nuovi brani.
Monica Mazzei
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