
L'ultimo femminicidio in ordine di tempo. È avvenuto la sera del 27 maggio a Senago, Lombardia. Una 29enne al settimo mese di gravidanza è stata uccisa dal proprio fidanzato. "L'ho uccisa con tre coltellate", ha ammesso agli inquirenti, "ho anche tentato di bruciare il corpo prima nella vasca da bagno, poi in garage", ha continuato a spiegare ai Carabinieri. Poi quel corpo lo ha abbandonato per strada, poco lontano dal luogo del femminicidio. Per capire cosa spinge una persona a commettere un'azione simile Ticinonews ne ha parlato con il criminologo Franco Posa.
"Tutti i delitti sono agghiaccianti. In questo caso siamo di fronte, purtroppo, a una situazione vista, dove il conflitto di coppia e la tossicità del rapporto porta il soggetto criminale l'altra persona. Quando l'amore viene costretto, quindi ristretto nelle mura domiciliari, la vittima perde la propria libertà di essere umano e diventa oggetto. Un qualcosa di devastante, ma spiegabile dal punto di vista crimino-dinamico".
In che modo?
"Il rapporto tossico conduce, senza un adeguato supporto e un allarme, a una gestione esclusiva delle parti. Questa, dominata dall'uomo, porta a una soluzione premeditata nella sua mente. Come successo a Senago. È tutto già presente nella mente dell'aggressore".
Come evitare situazioni simili?
"Bisogna trovare i segnali. Bisogna fare in modo che si parli di questi temi. Ci sono le tragedie, ma anche persone e servizi capaci di prevenire situazioni simili. L'apice di questo evento drammatico è il femminicidio, ma abbiamo una platea che può fornire indizi per evitare questi omicidi. Le donne che lanciano il proprio grido d'allarme hanno bisogno che qualcuno le ascolti. Necessitano quindi di un sostegno sul territorio per comunicare quello che stanno vivendo. Esiste chi può raccogliere i segnali e accompagnare la vittime nel percorso che porta alla denuncia, ma questi servizi vanno fatti conoscere"
L'uomo come vittima esiste?
"Da tempo ci si chiede perché l'uomo è più propenso al crimine rispetto alla donna. Le risposte sono tante: predisposizioni genetiche, sociali, culturali, territoriali. Il maschio commette più reati efferati rispetto alle femmine. Non c'è un solo perché, ma nel caso specifico è lui che ha questa sensazione di essere padrone di ciò che ama e di costringere a un amore costretto: o ami me o finisci sotto terra. Questo non è amore, è la costrizione dello stesso. Se il sentimento perde valore la fragilità della donna diventa oggetto e abbiamo visto cosa succede in questi casi".
La procuratrice aggiunta di Milano ha fatto un appello alle donne: "non andate all'ultimo appuntamento". Come si fa a sapere che è l'ultimo?
"È un consiglio giusto, ma va preso per quello che è. Di certo non è sufficiente. Chi può dire che non avvenga prima? Inoltre, secondo me, ognuno dovrebbe esprimersi per la sua materia".
I segnali
"Esistono molti segnali che potrebbe fare pensare a un dramma: restrizione economica, piccole violenze ripetute, verbalizzazione aggressiva e minacce,... Bisogna accogliere tutti questi segnali e fare capire di essere pronti ad ascoltare queste persone. Il problema diventa ancora più grande quando la donna, dopo la denuncia, fa un passo indietro. Lo fa perché non si sente forte di tutta quella rete che dovrebbe sostenerla. In questo ambito bisogna lavorare perché chi sporge denuncia non va abbandonata, ma sostenuta".

