Cerca e trova immobili
Magazine
Fast&Furios v Ticino: "Il drifting un'arte. Da fare solo in pista"
Fast&Furios v Ticino: "Il drifting un'arte. Da fare solo in pista"
Fast&Furios v Ticino: "Il drifting un'arte. Da fare solo in pista"
Redazione
7 anni fa
Il team ticinese D-Attack si racconta, tra gomme bruciate e scocche rinforzate

Abbiamo incontrato il team D-Attack in Ticino, intenti a montare un cambio rinforzato su una Subaru Impreza: Fra, Sbrenks, Dante, Nick e Miky. Un gruppo di giovani che coprono dalla Germania al centro Italia a bordo delle loro automobili preparate per una specialità motoristica: il drifting.

Questo stile di guida nasce in Giappone negli anni ’70. Per contropartita alle nostre latitudini esistevano simili numeri come la celebre sbandata controllata (tipica dei rally), ma sarà proprio lo stile giapponese sdoganato negli anni ’90 da manga ed anime ad imporsi, trasformando queste tecniche di guida in disciplina sportiva a sé. Oggi esistono campionati in tutto il globo: pochi filmati su internet bastano per capire quanto appeal abbia tale sport.

Doveroso citare anche l’aura del misterioso Midnight Club, una tribe (ovvero gang di strada) famosa per modificare i propri bolidi e lanciarli attraverso la Wangan (celebre autostrada di Tokyo) nelle notti degli anni ’90. Ma non solo: tali hashiriya (street racers) avevano un ferreo codice di condotta tale da soprannominarli i Samurai della Wangan. In tal senso, sul codice d’onore e di condotta possiamo delineare interessanti parallelismi con ciò che offre la scena attuale: uno stile di vita passato tra l’olio motore e le chiavi a cricchetto, ma la coscienza che fuori dalla pista si possa fare veramente male a persone inermi.

Il team di Drift italo-svizzero ha trovato nei suoi componenti la perfetta sinergia per portare avanti questo stile di vita: weekend tra i paddock a bruciare gomme, nottate a rinforzare scocche, alleggerire componenti e regolare assetti. Ciò che avanza di tempo viene speso per lavorare, perché senza soldi le auto non vanno distanti, ci assicurano i membri.

Dante racconta: “In Svizzera non ci sono piste per correre con le auto, quindi gli appassionati devono per forza andare in Italia: In pista i guasti son frequenti, quindi è importante conoscere qualcuno di locale in caso di bisogno. Gli appassionati della JDM (NDR: Japan Domestic Market - auto giapponesi) italiani invece faticano a trovare modelli di veicoli adatti per la disciplina, auto che in Svizzera invece abbondano: senza auto, in pista ci vai come spettatore. Ecco come è nato D-Attack, aiutandoci a vicenda!”

Sulle carrozzerie delle bellissime vetture di questa tribe non facciamo a meno di notare l’adesivo con la faccia di Sbrenks, un altro membro del gruppo famoso per fare numeri con la trazione integrale: “È il nostro santo protettore!” Tutti concordi ed unanimi.

Sbrenks, non è difficile perdere il controllo in modo controllato su un 4x4? "Una volta presa dimestichezza non è particolarmente difficile. Certo, tradizionalmente si usano trazioni posteriori in quanto con un 4x4 si perde l’aderenza anche sull’anteriore e ciò complica un po’ le cose".

Fra ci parla del loro rapporto nei confronti dei raduni e corse in strada: “Tutti abbiamo visto auto fosforescenti, adesivi ovunque, cerchi da 30 pollici, scarichi grandi come l’acquedotto comunale, filtri a fungo dietro ai radiatori. A noi queste cose non interessano, chi stupra un’auto così è un pagliaccio che dovrebbe dedicarsi ad altro. Li vedi per strada con il gas a limitatore e senti peti evacuare dal retro dei loro motori. Assetti inutilizzabili con campanature da circo, rosari sullo specchietto quasi fossero Fast and Furious. Quelle auto stanno nei parcheggi ed è meglio così, in quanto per strada attirano le ire dei passanti, l’attenzione delle forze dell’ordine e spesso i loro proprietari non sono in grado di guidarle senza fare incidenti.”

..E Nick delle corse in strada? “Quando l’auto è preparata da pista scendiamo con i carrelli, così in caso di incidente la possiamo portare in officina. Per strada non serve correre, è solo un buon sistema per perdere la patente o demolire l’automobile, od anche peggio. Le auto modificate da drift giocano tutto sul controllo del veicolo in curva, pertanto un buon assetto e l’alleggerimento del veicolo non pregiudicano la legalità dello stesso in strada, ma il drifting su strade aperte rischia di rimuovere arredo urbano e ferire pedoni o terzi.”

Palando con Micky, Esiste una rivalità tra gruppi, o marche automobilistiche? “Noi non possiamo vedere la categoria di Tuner sopracitati: li chiamiamo RICER (NDR: acronimo che si traduce in Race Inspired Cosmetic Enancements). Per quanto riguarda la rivalità tra marche non è così marcata come nella scena delle auto americane, siamo relativamente pochi e ci interessa dimostrare più chi è bravo, non quale stemmino è più bello. Per quanto riguarda l’estetica, è una cosa che passa in secondo piano in quanto non è quella che ti permette di uscire a velocità maggiore in curva”.

Dall’officina ci spostiamo nella casa di uno dei membri, dove dai motori si passa alla griglia: Birra, vino e tanta carne viene posta sul grill. Sbranks parla con Miki della modifica al differenziale centrale: Una modifica che consentirebbe di spostare la potenza da un’asse all’altro.. Nel frattempo Dante e Fra mentre girano le costine si mettono d’accordo su cosa ognuno porterà da dove al prossimo track day.

Decisamente molto più di un club di appassionati, questa tribe promette grandi numeri.

M.P. Taiana

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata