
Prima di iniziare con l'articolo in sé, ecco che dobbiamo porci un quesito: esiste davvero una sorta di protezione dei dati sensibili su Facebook e affini? La risposta, ci spiace dirlo, è no. Peggio ancora, troppo spesso la privacy viene meno a causa dell'utente stesso. Salta così fuori che, nonostante tendiamo a nascondere determinati dati, è possibile comprendere molte cose di una persona.A dimostrare che è possibile ricavare dei dati di una persona anche se la stessa non ne è consapevole, sono i ricercatori del Mit Medialab, che avrebbe estorto dei dati attraverso l'utilizzo di uno specifico software di data mining.In realtà suddetta ricerca è iniziata più per scherzo che per altro. Ma andiamo con ordine: due studenti decidono di analizzare alcuni profili su Facebook; scoprono così che mappando le reti sociali di un individuo iscritto al social network, era in pratica possibile capire se questo fosse eterosessuale o omosessuale.Al fine di prevedere i gusti sessuali degli utenti, si è reso necessario l'utilizzo di un software in grado di determinare a livello statistico i gusti sessuali di una persona in base al genere ed alle tendenze sessuali della rete amicale stessa.E sebbene i due studenti non abbiano potuto verificare i risultati di tutti, hanno comunque potuto stabilire che il programma in questione dava previsioni sufficientemente accurate, soprattutto nei confronti dei profili maschili.A questo punto, anche al fine di rispondere alla domanda posta ad inizio articolo, bisogna dire che questo outing deduttivo potrebbe creare non pochi problemi relazionali nei confronti di chi si è ritrovato con il profilo analizzato. Vi è inoltre una seconda questione legata alla privacy; il software avrebbe infatti evidenziato la difficoltà di avere un certo controllo inerente le nostre informazioni. Infatti, senza per forza rendercene conto, potremmo finire con l'inserire nei nostri profili delle informazioni apparentemente "innocue"; ma le stesse, in mano a statisti o ad altre persone, potrebbero svelare molto su di noi, più di quanto in realtà non pensiamo.E lo scopo finale della ricerca del Mit era proprio questo, porre l'attenzione della gente sul fatto che è possibile rendere pubblici determinati particolari a livello totalmente involontario.Insomma, è bello poter interagire con persone anche lontane attraverso i social network; ma bisogna porre una certa attenzione, perché troppo spesso gli stessi social network si trasformano in una trappola in cui, volenti o dolenti, si casca facilmente.
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