
Centinaia di caselle di posta elettronica sono state letteralmente invase da messaggi comunicanti il cambiamento della password per accedere al famoso social network Facebook. Ma ciò vi pare normale? Assolutamente no.Eppure accade, come accade che vi sia gente che ci casca. Il tutto parte, come detto, da una mail riguardante un ipotetico cambio di password per accedere al proprio account. All'interno della mail è situato un file compresso all'interno del quale 'dovremmo' trovare la nuova password. Ma se apriamo questo file compresso, ecco che un virus penetra le difese del nostro computer, sottraendo i dati sensibili.Dave Marcus, esperto di sicurezza dell'azienda del settore McAfee, dice che una volta installato, il virus ha la potenzialità di accedere a qualsiasi combinazione di password e username presenti sul computer. Può inoltre accedere alle informazioni bancarie ed ai dati di accesso della nostra posta elettronica.Tante le truffe: oltre a quello che probabilmente è il virus più semplice da evitare (quando mai facebook si è permesso di cambiarci la password di default), vi sono altri tipi di truffa. Trend Micro, leader mondiale della sicurezza dei contenuti Internet, sostiene di aver individuato diverse versioni di un'applicazione fasulla atta a constatare chi visita il nostro profilo. Sarebbero 25 le copie fasulle dell'applicazione, che figurano con nomi come peeppeep-pro, profile-check-online e stalk-my-profile. Una volta installata l'applicazione fasulla, l'utente finisce col passare un lungo percorso di "Continue", ma anziché andare avanti e quindi scoprire chi ci ha fatto visita, l'applicazione richiama una seconda applicazione atta a far guadagnare gli scammer (truffatori) attraverso le inserzioni pubblicitarie.Il tutto, naturalmente, finisce con il ripercuotersi sugli utenti più ingenui. Quelli che non prendono in seria considerazione le insidie del web; o quelli che vedendosi una mail od un messaggio avente la dicitura "Facebook" si sentono tranquilli, rassicurati. Insomma, credono che una parola valga una garanzia.Non che il social network, da parte sua, non abbia mai reagito, anzi. I più sprovveduti ed i più curiosi possono facilmente informarsi iscrivendosi al gruppo "Facebook Security", il quale attualmente vanta 1,5 milioni di fan in attivo. Sulla pagina di questo gruppo sono elencati tutti i metodi per difendersi dai syber-impostori, da virus e dalle più svariate truffe realizzate sfruttando il nome del social network. Non è, in fondo, un caso che i truffatori abbiano preso di mira Facebook, su 400 milioni di utenti in tutto il mondo, chi si fa fregare c'è di sicuro.Delude invece la recente notizia secondo cui Facebook non intende avvalersi del "panic button" contro la pedofilia. Il panic button sarebbe un pulsante fisso presente sulla pagina di ogni profilo. Può essere utilizzato al fine di indicare i casi sospetti di pedofilia alle varie organizzazioni per la difesa dei minori.In un primo momento, e proprio in seguito al caso Ashleigh Hall (adescata su Facebook ed in seguito uccisa), il management dell'azienda si era detto favorevole all'iniziativa; ma poi hanno deciso di ripensarci. Il motivo? Il management aziendale avrebbe affermato che esiste già un simile strumento e che lo stesso sarebbe molto efficace in quanto in grado di gestire una grossa rete di casi, da chi posta una foto ambigua fino ai casi più gravi.La recente decisione ha deluso non poco la Child Explotation and Online Protection, una delle maggiori organizzazioni nella lotta alla pedofilia. Questa ed altre organizzazioni insistono ora affinché il panic button venga contemplato all'interno del sito al fine di rassicurare sia i genitori che i bambini. Il tasto avrebbe inoltre funzione inibitoria nei confronti dei malintenzionati.Un esempio di questo tasto lo si può riscontrare in siti come Bebo, il social network britannico ad esclusivo utilizzo dei minori.
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