Cerca e trova immobili
Magazine
Euro: essere bravi non paga
Redazione
14 anni fa
Un rapporto dell'FMI mette in evidenza che le politiche di austerità imposte ai Paesi deboli aggravano la recessione

La crisi europea sembra rimettersi in movimento dopo l’ultimo vertice dell’Unione che ha riproposto le profonde divergenze che dividono il Vecchio Continente. Insomma si discute del futuro, ma non si sa bene come affrontare la crisi attuale. Il piano antispread della Banca centrale europea e le rassicurazioni di Mario Draghi hanno riportato un po’ di calma sui mercati finanziari e soprattutto hanno favorito una riduzione del costo del denaro nei Paesi periferici, ma la crisi economica morde sempre più e le politiche di austerità si stanno rivelando masochistiche, come ha anche messo in rilievo un rapporto del Fondo Monetario Internazionale. Non si può quindi escludere che dopo questo periodo di bonaccia il tempo ritorni al brutto. A Bruxelles alla fine della scorsa settimana la Germania, che nutre notevoli dubbi sulla reale volontà degli altri Paesi europei di rispettare il Fiscal Compact, non è riuscita a far passare la proposta di un Commissario al bilancio europeo che avesse il potere di veto sui bilanci dei singoli Stati. D’altro canto, Berlino è giustamente riuscita a far prevalere il punto di vista che la supervisione del sistema bancario è una questione talmente complicata da non poter essere fatta in fretta e furia. Quindi, la signora Merkel è riuscita a rimandarne l’appuntamento alla seconda metà dell’anno prossimo e soprattutto ad ottenere che il Meccanismo di stabilità europeo/ESM (il nuovo fondo Salva-Stati) non ricapitalizzerà direttamente le banche spagnole, ma presterà i soldi al Governo di Madrid. Quindi il costo della ricapitalizzazione delle banche spagnole farà lievitare il deficit pubblico spagnolo che quest’anno dovrebbe aggirarsi attorno al 9,4% rispetto all’obiettivo di un disavanzo attorno al 7%. La Germania è inoltre riuscita ad imporre l’idea che l’Unione bancaria non coprirà i buchi pregressi delle banche europee, ma solo quelli che emergeranno dopo la sua costituzione. Insomma è un continuo tira e molla oppure una partita di scacchi di cui non è affatto chiaro l’esito finale. Nel frattempo la crisi si aggrava e secondo la Bundesbank dovrebbe cominciare a toccare anche la Germania. Il punto fondamentale è comunque la conferma del fallimento delle politiche di austerità. Il verdetto è stato emanato dal Fondo Monetario Internazionale nel suo documento sulle prospettive economiche. Secondo l’FMI, le politiche di rigore nei Paesi europei in difficoltà stanno provocando una contrazione economica superiore al previsto. Esse producono una recessione che annulla completamente gli sforzi di risparmio. Il risultato finale è che il debito rispetto al PIL aumenta mentre l’economia si contrae brutalmente. Insomma, come scriveva Keynes, in questo caso “essere bravi non paga”. Il motivo di questo insuccesso è che l’economia sta reagendo in modo diverso da quanto prevedono i modelli. In particolare sarebbe stato sottostimato il moltiplicatore fiscale. Secondo le stime degli esperti essa doveva essere dello 0,5. Ciò voleva dire che tagli della spesa pubblica o aumenti delle tasse dell’ammontare del 2% del PIL avrebbe dovuto comportare una minore crescita economica dell’1%. Ora, secondo l’FMI, nei Paesi deboli dell’Europa questo rapporto è nettamente superiore e si aggira tra lo 0,9 e l’1,7. Ciò ha conseguenze di enormi proporzioni. Se il moltiplicatore è uno, a risparmi dell’1% corrisponde una contrazione del PIL dell’1%. In pratica, l’economia soffre senza produrre un miglioramento dei conti rispetto al PIL. Se il moltiplicatore è superiore a uno le politiche di rigore provocano sia un peggioramento dei conti dello Stato rispetto al PIL sia un forte peggioramento dell’economia. E’ stato fatto l’esempio della Spagna che deve operare un aggiustamento dei conti pubblici del 3% del PIL. Con un moltiplicatore fiscale dell’1,5, ciò comporterebbe una contrazione economica del 4,5%. Secondo l’FMI, il modello usato non ha funzionato, poiché le politiche di austerità non vengono attutite da una riduzione del costo del denaro nei Paesi deboli dell’Europa e ovviamente – aggiungiamo noi – ne

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata