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Ecco il reclutatore virtuale, le domande ai candidati la fa una macchina
Ecco il reclutatore virtuale, le domande ai candidati la fa una macchina
Ecco il reclutatore virtuale, le domande ai candidati la fa una macchina
Redazione
7 anni fa
L'intelligenza artificiale fa la sua comparsa nei colloqui di lavoro. L'università di Losanna ci sta lavorando

L'intelligenza artificiale fa la sua comparsa anche nei colloqui di lavoro: sono in corso di sviluppo reclutatori virtuali, che sostituiscono il datore di lavoro in carne e ossa. Con le opportunità e i rischi del caso, riferiscono oggi La Liberté e testate consorelle.

L'università di Losanna sta sviluppando un reclutatore virtuale per l'assicuratore Bâloise, che punta a completare il suo processo di assunzione con un colloquio standardizzato, spiega al quotidiano Marianne Schmid Mast, professoressa presso la facoltà di alti studi commerciali.

Il candidato è confrontato con le domande poste da una persona che si vede in video, risponde e decide quando passare al quesito successivo. Il vantaggio, secondo Schmid Mast, è che questo tipo di approccio offre uno standard e facilita i confronti. Gli studi mostrano inoltre che le persone introverse forniscono risposte più lunghe a un "umano virtuale" che a una persona in carne e ossa.

Vi è però anche il rischio che parlare a una macchina possa essere considerato umiliante per il candidato: "è importante comunicare bene e spiegare i vantaggi", riconosce l'esperta.

Bâloise intende integrare il reclutatore virtuale a partire dal 2020: "vogliamo che tutti i candidati si trovino di fronte alle stesse condizioni e che possiamo effettuare facilmente dei confronti", spiega a La Liberté la responsabile delle risorse umane Valérie Kolecek.

Vi sono anche dei software che analizzando i gesti, l'atteggiamento e la voce dei candidati, per poi stilare un profilo: per esempio l'algoritmo può stabilire se la persona in questione offra un contatto visivo sufficiente per un posto che necessita un raffronto diretto con la clientela. Il rischio è però che il programma riproduca i pregiudizi di chi l'ha allenato.

Secondo Daniel Gatica-Perez, professore alla Scuola politecnica federale di Losanna, questi strumenti non faranno tramontare il ruolo del reclutatore, tutt'altro: "renderanno il lavoro delle risorse umane più interessante, perché la parte ripetitiva sarà assunta dalle macchine", indica alla testata friburghese.

Adrian Bangerter, professore di psicologia del lavoro all'università di Neuchâtel, conferma che l'intelligenza artificiale può rivelarsi particolarmente utile nel caso di assunzioni su vasta scala. Ma a suo avviso non si tratta di una soluzione miracolo: i robot hanno ancora difficoltà ad analizzare le espressioni del viso. Inoltre il candidato tende a comunicare in modo strategico e potrebbe influire sull'algoritmo presentando le buone parole chiavi. "L'algoritmo non è poi dotato né di buon senso, né di feeling, né di intuizione", conclude lo specialista in un'intervista a La Liberté.

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