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E se Silvio Berlusconi avesse ragione?
Redazione
14 anni fa
Levata di scudi in Italia contro l'invito del Cavaliere alla Germania a lasciare l'euro

Non è affatto una bestialità suggerire che la Germania potrebbe o dovrebbe uscire dall’euro. E’ quanto abbiamo ripetuto più volte su questo blog, sostenendo che la soluzione della crisi dell’euro avrebbe condotto ad una spaccatura dell’Unione monetaria e che l’uscita dall’euro non avrebbe potuto essere realizzata dai Paesi deboli, come la Grecia, a causa dei costi esplosivi di questa operazione, ma dai Paesi forti, come la Germania. Queste tesi sono state ultimamente sostenute non solo da Silvio Berlusconi, ma anche da altri. Ad esempio, la stessa opinione è stata espressa dal finanziere americano George Soros, il quale pochi giorni orsono ha dichiarato che “bisogna persuadere la Germania a diventare un potere un potere egemonico più benevolo o a lasciare l’euro (lead or leave)”. Sull’argomento è intervenuto anche l’editorialista del Financial Times Martin Wolf, il quale lo scorso 26 settembre ha scritto sul quotidiano britannico che “quel che la Germania dovrebbe temere è il proprio timore” e ha concluso che “forse un divorzio per quanto doloroso” sarebbe meglio della situazione attuale. A questi pareri autorevoli bisogna aggiungere quello del capo della Bundesbank Jens Weidemann. Il presidente della banca centrale tedesca è oggi il più autorevole portavoce delle tesi di quella maggioranza dei tedeschi che vede nella moneta unica europea uno strumento di trasferimento dei soldi tedeschi a quelli dei Paesi deboli dell’Europa. Insomma, la famosa TransferUnion che è diventata lo spauracchio della Germania. C’è quindi da interrogarsi sulle ragioni delle stroncature spesso beffarde che hanno accolto le parole di Berlusconi. Sicuramente una parte di esse è dovuta all’insofferenza politica di una parte degli italiani nei confronti del Cavaliere, ma un’altra parte è sicuramente ad ascrivere alla volontà da pensiero unico della stampa e del mondo politico di prendere anche solo in considerazione la possibilità di una spaccatura della moneta unica europea. Questo tipo di atteggiamento fa il paio con il sostegno (spesso acritico) accordato al Governo presieduto da Mario Monti. In buona sostanza, in Italia non si vuole parlare né di possibili alternative all’euro né a variazioni possibili dell’attuale politica di rigore. Eppure, anche Mario Monti prevede che la ripresa economica comincerà a manifestarsi l’anno prossimo, vi è più di un motivo per dubitarne. La crisi sta mordendo sempre più pesantemente non solo in Italia ed in Europa, ma anche nel resto del mondo. Insomma non sembra esserci un polo economico in grado di fungere da locomotiva. Anche la ripresa americana, come ha ammesso la stessa Federal Reserve, continua ad essere molto debole e non può svolgere questa funzione. Inoltre a fine anno negli Stati Uniti si preannuncia una difficile battaglia tra democratici e repubblicani sul disavanzo federale che finora non è stato tagliato. Le misure di risparmio che entrerebbero automaticamente in vigore senza un’intesa tra i due partiti sono talmente severe da far temere che l’economia statunitense ripiombi in recessione. E’ difficile capire l’ottimismo di Mario Monti anche perché in Europa si moltiplicano le cattive notizie. La prima cattiva notizia è che il piano anti-spread è già finito in soffitta dopo l’annuncio di Germania, Olanda e Finlandia che la sessantina di miliardi di euro per ricapitalizzare le banche spagnole non verranno versate direttamente alle banche, ma al Governo spagnolo, contribuendo così a far esplodere ulteriormente deficit e debito pubblico. Molti sostengono che questi miliardi non bastano, poiché il buco delle banche iberiche è ben più profondo. E poi c’è la voragine dei conti delle regioni e la richiesta di indipendenza della Catalogna. Il tutto fa sì che è un miscuglio esplosivo. Ma c’è di più. Il Governo di Madrid ha preannunciato una nuova stangata di 40 miliardi di euro e quello francese di una trentina di miliardi di euro. La Grecia deve ancora soddisfare le condizioni della troika, mentre il Portogallo è chiamato a fare ulteriori sforzi di risparmio. Queste misure so

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