
E se nell’economia svizzera si stesse formando una pericolosa bolla? La domanda non è così peregrina come potrebbe apparire a prima vista. Gli ingredienti per la formazione di una bolla vi sono tutti. In primo luogo, vi è una politica monetaria espansiva che non è motivata dallo stato di salute del Paese, ma dalla necessità di evitare un ulteriore apprezzamento del franco. Questa politica monetaria espansiva si esprime in tassi di interesse guida di poco superiori allo zero e in tassi ipotecari storicamente molto bassi. Oltre al livello molto basso dei tassi di interesse, la scelta della Banca Nazionale di evitare che il franco svizzero scenda sotto la soglia di 1,20 nei confronti dell’euro comporta anche la stampa di una grande quantità di moneta. Il risultato finale è denaro in circolazione in grande abbondanza ad un costo minimo. In secondo luogo, l’economia elvetica sta andando molto meglio di quelle degli altri Paesi europei. Ciò grazie anche alla libera circolazione delle persone sta provocando un consistente afflusso di immigranti. Il conseguente aumento della popolazione provoca un bisogno di nuove case e contribuisce a sostenere i consumi. Non sorprende – ed è il terzo motivo – che in un contesto del genere si verifichi un boom dell’attività edilizia e un forte aumento dei prezzi degli immobili. Come ha indicato anche un recente rapporto di UBS, nei grandi agglomerati urbani del Paese il rischio bolla è diventato estremamente concreto. Tutto sembra dunque filare nel migliore dei modi. Ma è necessario porsi almeno una domanda. Queste condizioni estremamente favorevoli sono destinate a persistere nel tempo? Vi è più di un motivo per ritenere che ciò non sia probabile. La ragione principale è che anche il nostro Paese sta cominciando a risentire della crisi che affligge gran parte dell’Europa con la conseguenza di un aumento della disoccupazione (che comunque rimane a livello molto basso rispetto agli altri Paesi europei) e con un rallentamento della crescita economica. Inoltre le prospettive economiche del Vecchio Continente – stando a tutti gli istituti di ricerca – sono destinate a peggiorare l’anno prossimo. Questo deterioramento è destinato ad influenzare anche le prospettive economiche del nostro Paese. Non si può dunque escludere che nel 2013 la crescita dell’economia elvetica sia pressoché nulla e che il livello della disoccupazione aumenti. In un contesto del genere è pure prevedibile che si cominci a manifestare un graduale raffreddamento del mercato immobiliare dovuto alle persone costrette a vendere la loro casa, poiché hanno perso il loro posto di lavoro. Il fenomeno sarà sicuramente graduale, poiché non è prevedibile un aumento dei tassi ipotecari che avrebbe effetti ben peggiori. Raffreddamento del mercato immobiliare, stagnazione economica e aumento della disoccupazione appaiono scenari possibili l’anno prossimo. A ciò bisognerà molto probabilmente aggiungere la ristrutturazione del settore finanziario con l’inevitabile corollario di riduzione degli organici e anche di diminuzione del gettito fiscale per Confederazione, Cantoni e Comuni. Se, come appare probabile, si verificassero queste condizioni, la situazione economica del Paese diventerebbe meno stabile e soprattutto molto più sensibile a quanto succede nei Paesi con i quali abbiamo stretti rapporti economici, finanziari e commerciali. Un ulteriore peggioramento del quadro internazionale potrebbe quindi rovesciare l’attuale situazione, che fa della Svizzera un’isola felice, ed innescare una spirale negativa. Essa potrebbe articolarsi in una diminuzione dei prezzi di alcune categorie di immobili (quelli per uffici e quelli residenziali non di lusso), in un ulteriore aumento della disoccupazione (cui non corrisponderebbe un rientro in patria dei nuovi immigrati che quindi andrebbero a gravare sulle assicurazioni sociali svizzere) e in un peggioramento dei conti pubblici che spingerebbe all’adozione di misure di risparmio che tenderebbero a rafforzare le spinte recessive. Ovviamente, vi è da augurars
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