
Scene di bombardamenti da videogame spacciati per filmati di guerra, vecchi video di ostaggi diffusi come nuovi, informazioni politiche false lanciate nell'etere con un clic soltanto. Gli stress test dell'estate non sono bastati e il primo scontro reale tra l'Ue e le major del tech Usa nel segno del nuovo regime comunitario del Digital Services Act (Dsa) è arrivato prima del previsto a fare da appendice alla guerra in Israele e alle elezioni in vista in tutta Europa.
Dalla multa allo smantellamento dell'attività in Europa
E dopo il primo richiamo all'irrefrenabile Elon Musk e al suo X, a vedersi recapitare l'ultimatum per fermare "entro ventiquattro ore" l'ondata di "contenuti illegali" e "disinformazione" da parte del commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, è stato il patron di Meta dalle origini ebraiche, Mark Zuckerberg, chiamato a mettere in atto misure "efficaci". A dimostrazione, nell'avvertimento del francese, che "le parole date" in questi mesi di dialogo devono essere "mantenute" e che Bruxelles è pronta a sfoderare una procedura che potrebbe colpire le piattaforme con multe fino al 6% del giro d'affari annuo o, in ultima istanza, lo smantellamento delle attività sul territorio europeo.
"Basta disinformazione"
Arrivato con due lettere quasi fotocopia rivolte ai boss di X e Meta, il monito di Palazzo Berlaymont mette in luce i "gravi sviluppi recenti" sulla disinformazione online e i contenuti illegali "a seguito degli attentati perpetrati da Hamas contro Israele" ricordando "gli obblighi precisi in materia di moderazione dei contenuti" previsti dal Dsa, in vigore dal novembre 2022 ma a tutti gli effetti valido per le Big Tech soltanto da agosto. Vale a dire: "un'azione tempestiva, diligente e obiettiva" da parte delle piattaforme social - "a seguito di segnalazioni" degli utenti - per rimuovere video e messaggi illeciti e frenare i deepfake. Pena le pesanti ripercussioni previste dai dettami Ue. Una minaccia che tuttavia non fa arretrare Musk, impegnato a difendere la sua politica definita "open source e trasparente" in un botta e risposta con il guardiano Ue del tech a colpi di messaggi tutti rilanciati su X. E, nella sua missione contro il 'far west del digitale' portata avanti dal commissario francese, la minaccia di fermare le operazioni tra i confini Ue è estesa anche alla casa madre di Facebook, Instagram e WhatsApp. In questo caso tutte ree di ospitare contenuti illeciti sul conflitto in Israele e "immagini e fatti falsi e manipolati generati con l'intenzione di influenzare le elezioni" nazionali - in arrivo in Polonia, Paesi Bassi, Lituania, Belgio, Croazia, Romania e Austria - e le Europee sempre più all'orizzonte.
In corso i contatti con Musk e Zuckerberg
In attesa di risposte, i servizi del francese fanno trapelare che i contatti diretti con il duo Musk-Zuckerberg sono in corso. E solo dai canali del dialogo e dalle azioni delle due Big a stelle e strisce dipenderà la prossima reazione Ue. Dal canto suo però la riflessione sull'affidabilità delle piattaforme si fa sempre più spazio tra regolatori e politici, con l'agenzia federale tedesca antidiscriminazione (Fada) a fare da capofila tra chi lascia X e gli eurodeputati della Lega a denunciare invece "le note intimidatorie e con toni quasi da autorità giudiziaria" di Breton. Che nel frattempo, lanciando il suo account sul social Bluesky, nato come alternativa all'ex Twitter dall'iconico uccellino azzurro, manda un altro avvertimento non subliminale sulle possibili scelte del futuro: "Anche se l'erba del vicino non è (sempre) più verde, il cielo a volte è... Più blu".

