
La prospettiva di nuovi interventi della Banca centrale europea e della Federal Reserve americana stanno dando ossigeno ai mercati finanziari. Le borse sono infatti salite negli ultimi giorni ed in Europa i rendimenti dei titoli statali dei Paesi in difficoltà sono scesi anche per la speranza che l’istituto di Francoforte si metta ad acquistare questi titoli sul mercato dei capitali per abbassarne i rendimenti, come sembra sia stato deciso all’ultimo vertice europeo. Questa tendenza non è stata nemmeno interrotta dalle ultime notizie che confermano le profonde divergenze che continuano ad esistere ai piani alti dell’Unione Europea. Infatti, sia il Governo tedesco sia la Bundesbank si sono immediatamente opposte ad un presunto piano della Bce per calmierare gli spread. In pratica, l’istituto di Francoforte sarebbe immediatamente intervenuto ogni qualvolta la differenza tra i rendimenti dei Paesi deboli e quelli tedeschi avessero superato una determinata soglia. L’altolà della Germania ha costretto la Banca centrale europea ad emanare un comunicato in cui ha negato l’esistenza di un tale piano. Insomma in queste settimane di grande caldo l’euro continua a traccheggiare in attesa di capire quale sarà il suo futuro. Sempre più sembra diffondersi la convinzione che questo stato di cose potrebbe protrarsi fino alle prossime elezioni presidenziali americane che si terranno all’inizio di novembre. Nel frattempo si discuterà ancora di Grecia, di Spagna e di Italia. Si discuterà pure dello stato di salute delle banche dei Paesi in difficoltà che si stanno rifinanziando sempre più massicciamente agli sportelli della Bce. Le banche italiane hanno ottenuto 283 miliardi di euro di liquidità (dall’inizio di quest’anno 235 miliardi), quelle spagnole 402 miliardi di euro (dall’inizio dell’anno 345 miliardi) e così via. In pratica le banche dei Paesi deboli fanno ricorso alla Bce per rifinanziarsi e in cambio danno pegni di dubbio valore. In questo modo questi istituti evitano di ricorrere al mercato dei capitali, dove dovrebbero pagare tassi molto più alti. Questo processo però sta trasformando la Banca centrale europea in una “Bad Bank” esposta principalmente nei confronti dei Paesi mediterranei dell’Europa. Se poco o nulla sembra essere mutato, vi sono fatti nuovi che meritano la massima attenzione. Il primo è che il futuro dell’euro si giocherà nei Paesi forti che sono gli unici a poter decretare la fine della moneta unica europea. Come ha confermato la paura dell’elettorato in Grecia, l’uscita di un Paese debole rappresenta un azzardo di dimensioni tali da non poter essere tenuto in considerazione. La partita si giocherà soprattutto in Germania e sarà una partita essenzialmente politica. Nell’area politica che fa capo al Governo di Angela Merkel si moltiplicano le dichiarazioni di insofferenza nei confronti dell’euro e si arriva persino ad accusare il Cancelliere di cedere alle pressioni dei partner europei e di mettere quindi a repentaglio gli interessi della Germania. Ad esprimere queste opinioni sono i leader della CSU bavarese, i principali esponenti del Partito Liberale e anche un numero crescente di deputati della CDU. Ma il fatto nuovo è la svolta dei socialdemocratici che intendono sottoporre al giudiziose dell’elettorato tedesco il processo di integrazione europeo delineato negli ultimi mesi e che comporterebbe un’Unione fiscale, bancaria e politica dell’Europa per poi arrivare ad una condivisione dei debiti dei Paesi membri e anche al varo dei famosi Eurobond. La mossa del leader della SPD è chiaramente dovuta a calcoli elettorali. Per i socialdemocratici sta diventando sempre più costoso (in termini di voti) il sostegno alle politiche a favore dell’euro. Quindi, per la SPD è meglio demandare al popolo tedesco questa scelta per non dovere pagarne il prezzo alle elezioni previste tra un anno. Ma un fatto sembra molto probabile (anche stando ai recenti sondaggi di opinione): un referendum in Germania sull’euro e sull’Europa segnerebbe la fine della moneta
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

