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È ora di ribellarsi agli Stati Uniti
Redazione
12 anni fa
Nei negoziati per un'area di libero scambio transatlantica previste clausole che provocherebbero lo smantellamento dei servizi pubblici europei

Quando si comincerà a ribellarsi alle imposizioni degli Stati Uniti d’America? Washington si comporta sempre più in modo arrogante e intollerabile, ma nessuno alza la voce e si oppone. Non vi è alcuna risposta politica degna di questo nome. Vediamo alcuni casi.

Il default dell’Argentina. I tribunali americani hanno ingiunto al Governo argentino che devono risarcire gli obbligazionisti che non hanno aderito nel 2005 alla ristrutturazione del debito argentino. Buenos Aires ha ancora 30 giorni di tempo per trattare una soluzione. Se non si arrivasse a una soluzione l’Argentina verrebbe dichiarata fallita e non avrebbe accesso ai mercati finanziari internazionali. Così il giudizio americano sembrerebbe condivisibile, ma non lo è. Infatti il 93% del capitale in questione aveva aderito al piano di ristrutturazione di Buenos Aires. Il 7% rimanente aveva rifiutato e in seguito venduto a prezzi stracciati i propri titoli argentini ad alcuni Hedge Fund americani che hanno intentato la causa contro il Governo della Kirchner. Sono i cosiddetti “Vulture Fund”, ossia fondi avvoltoio, che cercando di sfruttare le disgrazie altrui per fare soldi e in questo caso ne farebbero veramente molti. La Kirchner non può però trattare e soprattutto cedere, poiché una clausola della ristrutturazione prevede che se vengono accordate condizioni migliori ad alcuni creditori dell’Argentina, queste condizioni debbano essere garantite anche a chi ha aderito al piano di ristrutturazione. Quindi, il costo di questa operazione sarebbe veramente elevato. Il tutto corrisponde a un tentativo di strangolare l’Argentina, non rispettando la sovranità del Paese. Questa vicenda crea un pericoloso precedente pure per l’eventuale ristrutturazione dei debiti di altri Paesi emergenti e viola il principio che chi presta i soldi deve 4essere anch’esso sobbarcarsi un rischio, soprattutto se consapevolmente aveva acquistato titoli argentini, poiché garantivano rendimenti superiori. La vicenda è da seguire attentamente, poiché l’Argentina sta ottenendo il sostegno di molti Paesi emergenti e potrebbe persino decidere di voltare le spalle al sistema finanziario occidentale grazie al sostegno di Mosca e di Pechino.

In questi giorni è entrato in vigore il FATCA, ossia l’obbligo delle banche e dei fondi di investimento di trasmettere alle autorità fiscali americane ogni attività finanziaria svolta da un cittadino statunitense o anche da uno straniero, che però è in possesso di una green card (ossia di un permesso di residenza negli Stati Uniti). Il meccanismo, cui ha dovuto aderire anche la Svizzera, è tale per cui Washington sarà in grado di avere più dati sui propri cittadini residenti all’estero rispetto a quelli sui propri cittadini residenti negli Stati Uniti. Inoltre il Governo americano ha imposto queste regole all’intero modo, ma continua a mantenere i paradisi fiscali del Nevada e del Delaware. Si tratta di un’arroganza senza limiti, contro cui di nuovo non vi è stata una risposta politica.

I negoziati commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea (cui partecipa seppure indirettamente anche la Svizzera) per arrivare a una grande area di libero scambio vengono condotti in gran segreto. Il motivo è chiaro: si tratta di una grande “porcheria”. Infatti per quanto riguarda i servizi, da quanto è trapelato, stanno emergendo regole transatlantiche in base alle quali i settori della sanità, il settore pensionistico e altri servizi pubblici dovranno essere sottoposti alle regole di mercato e quindi non potranno più essere erogati dallo Stato. C’è di più: i tribunali americani potranno sentenziare su cause intentate contro la legislazione europea e contro gli stessi Stati. Quando si leggono queste assurdità, ci si deve chiedere se coloro che ci governano stanno lavorando a favore della loro popolazione oppure contro gli interessi dei loro cittadini e del loro Stato in nome della globalizzazione, del libero mercato e di presunte leggi di mercato universali. Si potrebbe continuare a lungo. Vi è il caso delle intercettazioni americane delle nostre comunicazioni telefoniche e via Internet vi è il caso BNP-Paribas, che deve pagare una multa di 8,9 miliardi di dollari per aver contravvenuto alle sanzioni imposte contro Cuba, Sudan ed Iran e cosi’ via.

Insomma, gli Stati Uniti non sono piu’ quella potenza benevola che ha garantito la libertà del mondo occidentale negli anni della Guerra fredda, ma sono una potenza in difficoltà che usa in modo spregiudicato la propria forza per difendere i propri interessi. Il problema non sono comunque gli Stati Uniti, ma l’assenza di risposta politica da parte di un’Europa che sembra sempre solo un vassallo obbediente.

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