
Questa non è una tradizionale correzione dei mercati, ma è l’inizio di una nuova crisi finanziaria. E’ infatti una nuova crisi determinata dall’insostenibilità del debito privato e pubblico. E’ pure la plateale dimostrazione del fallimento delle politiche monetarie seguite dalle banche centrali. Infatti la frenata dei grandi Paesi emergenti e il forte rallentamento delle economie occidentali non crea più le risorse indispensabili per onorare questi debiti. Per spiegare questa tesi occorre fare un passo indietro.
All’indomani della crisi finanziaria dell’autunno del 2008 le banche centrali dei principali Paesi occidentali si sono posti due obiettivi: ridurre l’enorme quantità di debito pubblico e privato, che aveva affossato il sistema finanziario, e tentare di rilanciare la crescita economica. A tale scopo hanno ridotto al minimo i tassi di interesse e hanno iniettato enormi quantità di liquidità. La loro speranza era di promuovere la ripresa, di favorire il rialzo dell’inflazione e di evitare con i capitali iniettati altri crack del sistema finanziario. I risultati non hanno corrisposto alle aspettative. La ripresa vi è stata, ma è stata molto modesta a tal punto da non permettere il risanamento desiderato dei conti pubblici e di quelli privati. L’inflazione non ha dato segni di vita. I prezzi non si sono mossi o addirittura in alcuni Paesi si è manifestata la deflazione. L’assenza dell’inflazione non ha permesso l’erosione desiderata del debito. Anzi, il debito in termini reali è aumentato, poiché non è stato eroso dall’inflazione. Non vi è stato nemmeno il risanamento dei conti pubblici e nemmeno quello delle società che con questi livelli estremamente bassi del costo del denaro non avevano alcun incentivo a ridurre il loro debito ed anzi avevano interesse ad aumentare la loro posizione debitoria. Ma c’è di più, il denaro facile e a costo zero ha fatto sì che il debito sia cresciuto anche in quei Paesi emergenti che non ne avevano abusato in precedenza. Queste politiche monetarie hanno evitato altri clamorosi crack anche perché hanno favorito il rialzo delle borse e alimentato di liquidità i mercati dei capitali. Tutto si sosteneva e poteva continuare a sostenersi se la crescita (seppure modesta) fosse continuata e se non fossero scoppiate le bolle che queste politiche avevano contribuito a formare. Infatti lo scoppio di una bolla avrebbe riportato in evidenza l’insostenibilità del castello di carte in cui sono impacchettati i debiti dal settore finanziario. Nel 2008 il fattore scatenante era stata la crisi del mercato immobiliare americano e lo scoppio della bolla dei mutui subprime; oggi è il crollo del prezzo del petrolio e delle altre materie prime. Non a caso a trascinare i ribassi dei mercati sono i titoli del settore petrolifero e minerario e quelli del settore bancario. In discussione è comunque l’intera sostenibilità del sistema, che va dalla prossima nuova crisi greca a quella delle banche italiane gravate da più di 80 miliardi di sofferenze nette, alla sostenibilità dei debiti pubblici dei Paesi deboli dell’Europa fino a quelli di molti Paesi emergenti (dalla Nigeria all’Azerbaijan, dal Venezuela al Brasile, ecc.). Questi debiti non sono sostenibili con una crescita in frenata e il calo dei mercati non fa altro che diffondere il fuoco su altre praterie pronte ad ardere, come quella dei crediti e i leasing del settore automobilistico americano e ai prestiti per gli studenti statunitensi e via dicendo. Insomma sono cadute alcune carte e quindi l’intero castello finanziario di carta straccia scricchiola.
Il virus delle sofferenze e delle perdite non si diffonderà immediatamente nei gangli del settore finanziario. Come nel 2007/2008 il processo sarà lento e sarà contrastato dalle autorità monetarie e politiche. E’ infatti prevedibile che la reazione delle banche centrali sarà quella di incrementare la quantità di moneta che inietteranno nei mercati e di abbassare ulteriormente i tassi, che già sono negativi sia in Svizzera sia nell’area euro. Queste manovre monetarie permetteranno di guadagnare tempo e di rinviare l’aggravarsi della crisi, ma è molto improbabile che riescano a rilanciare la crescita. Quindi la crisi continuerà. Vi saranno ribassi e anche forti rimbalzi, ma il debito non verrà eroso e anzi a causa della frenata economica le sofferenze continueranno a crescere determinando una crisi ben piu’ grave di quella del 2008.
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