
La settimana scorsa è cominciata la grande farsa relativa all’attuazione dell’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa” approvata da popolo e Cantoni lo scorso 9 febbraio. Il consiglio federale ha infatti presentato il progetto governativo che prevede l’introduzione di contingenti (ancora da definire) che riguarderanno i frontalieri e che per gli immigrati partiranno dopo un periodo di soggiorno di 4 mesi in Svizzera. Nel progetto di Berna vi è pure l’affermazione del principio della preferenza (priorità) dei residenti. Si potrebbe quindi concludere che queste proposte corrispondono al volere del popolo e che quindi sono da valutare positivamente, ma non è così. Il trucco sta altrove.
Il consiglio federale ha infatti deciso che durante il prossimo autunno avvierà trattative con l’Unione Europea per verificare la compatibilità di queste misure con gli Accordi bilaterali e che avvierà solo alla fine dell’anno la procedura di consultazione interna. In altri termini, si aspetta il verdetto di Bruxelles prima di avviare la procedura legislativa per tramutare il testo dell’iniziativa in precise disposizioni di legge. Dato che è scontato che contingenti e preferenza per i lavoratori residenti sono incompatibili con l’accordo sulla libera circolazione delle persone, il Consiglio federale aspetta le controproposte europee oppure il no ufficiale di Bruxelles per lanciare ufficialmente l’idea, già preannunciata dal Presidente della Confederazione Didier Burkhalter, di una nuova consultazione popolare per decidere se rispettare il voto del 9 febbraio e abbandonare la via bilaterale oppure proseguire sulla via bilaterale e di fatto bocciare (in seconda istanza) il voto del 9 febbraio. In pratica, l’approvazione dell’iniziativa non è in realtà definitiva e con il progetto del Consiglio federale sono cominciate le manovre politiche per conquistare il consenso dell’opinione pubblica in vista della prossima consultazione. In altri termini è iniziato un giochetto politico che non ha nulla a che vedere con il rispetto del voto popolare, come invece hanno scritto negli scorsi giorni molti opinionisti.
Appare dunque inutile entrare nel merito delle proposte di Berna (sia che vengano mantenute sia che vengano cambiate in base ai desideri di Bruxelles). Infatti la votazione decisiva si giocherà su un altro tema: il futuro della Svizzera dipende dal mantenimento degli accordi bilaterali con l’Unione Europea? Questo sarà il tema centrale della consultazione decisiva, come accadde oltre dieci anni fa nella votazione sull’adesione del nostro Paese allo Spazio Economico Europeo. Allora si disse che un no avrebbe comportato veri e propri disastri per il nostro Paese, ma, come tutti sanno, non andò così. Ora si dirà che ciò non è avvenuto grazie agli accordi bilaterali (entrati in vigore molto più tardi) e si paventeranno nuove sciagure per il nostro Paese. Su questi temi avremo occasione di ritornare più volte, ma si può già ora dire con certezza che nulla di tutto ciò è vero e che la salvaguardia della nostra indipendenza e del nostro mercato del lavoro vale molto più di qualche frazione di punto di crescita del nostro PIL. Oggi infatti con la libera circolazione delle persone vi è un forte aumento dell’immigrazione e della popolazione (più dell’1% l’anno) che ci dà un effimero senso di soddisfazione soprattutto al confronto con la crisi in cui versano molti Paesi europei. Si tratta di un fenomeno non sostenibile nel tempo che comunque sta alterando profondamente le caratteristiche della nostra società e della nostra convivenza civile. Ed è su questo che il popolo sarà chiamato a scegliere. Ora stiamo solo assistendo ad una farsa o, come si dice, a uno stucchevole teatrino della politica elvetica.
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