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È finita la corsa del franco?
Redazione
13 anni fa
La BNS dovrebbe ridurre il suo bilancio, vendendo gli attivi acquistati e distruggendo una parte dei franchi che ha stampato

E’ finita la corsa al franco svizzero? La domanda appare legittima alla luce dell’indebolimento del franco avvenuto negli ultimi giorni. Infatti l’euro ha superato da alcuni giorni quota 1,24 ed è ad un livello ben superiore dal tasso minimo di 1,20 stabilito dalla Banca Nazionale. Quindi si stanno esaurendo le necessità di intervento del nostro istituto di emissione per frenare il superfranco. Il leggero indebolimento della valuta elvetica è indubbiamente dovuta al clima di ottimismo che pervade i mercati finanziari. Le paure, come quella di una nuova crisi dell’euro, sembra sparita dall’orizzonte, mentre il forte rialzo dei mercati azionari ha riportato in auge la propensione al rischio. Quindi, nelle circostanze attuali si avverte meno il bisogno di una moneta rifugio, come è appunto il franco svizzero. Bisogna infatti anche notare che il franco si sta deprezzando non solo nei confronti dell’euro, anche nei confronti del dollaro americano. Questi movimenti stanno dando indubbiamente una boccata di ossigeno all’industria di esportazione elvetica, che comunque è riuscita negli ultimi anni a resistere all’impennata del franco svizzero. Appare legittimo domandarsi se l’indebolimento del franco è destinato a continuare e se addirittura la nostra valuta perderà ulteriore terreno rispetto alla moneta unica europea. Negli ultimi tempi sui mercati dei cambi stanno avvenendo importanti movimenti. Il primo e sicuramente il più importante è la svalutazione dello yen giapponese, che ha perso più del 20% rispetto al dollaro, dopo la decisione di Tokyo di stampare enormi quantità di moneta nel tentativo di far uscire il Paese dalla crisi. Il movimento al ribasso dello yen ha spinto molti Paesi emergenti ad adottare politiche monetarie più espansive per contrastare la rivalutazione delle loro monete e ha soprattutto spinto al rialzo il dollaro statunitense, che è sostenuto pure dalle buone notizie che provengono dall’economia che inducono a ritenere che non sia lontano il momento in cui la Federal Reserve ridurrà (o addirittura arresterà) il suo programma di Quantitative Easing. L’enorme quantità di moneta in circolazione ha anche allentato le tensioni sui titoli di stato dei Paesi europei in difficoltà ridando fiducia all’euro. Infatti i rendimenti sono calati e gli spread si sono ridotti. Questa situazione è destinata a durare a lungo? Sebbene nessuno possa essere profeta, è probabile che nelle prossime settimane non vi sarà alcun fatto nuovo destinato a cambiare questo quadro complessivo. Quindi è probabile che le borse salgano ancora e che il franco si possa ancora leggermente indebolire. Ma questa situazione non è probabilmente destinata a durare a lungo soprattutto in Europa, dove all’ottimismo dei mercati si contrappone una situazione dell’economia reale sempre peggiore. Anche negli Stati Uniti vi sarà da verificare se i segnali di ripresa verranno confermati nei prossimi mesi anche a causa di una politica fiscale più restrittiva. Sempre negli Stati Uniti, come ha dichiarato Ben Bernanke, si cominciano a manifestare preoccupanti fenomeni di una nuova bolla finanziaria soprattutto nel mercato dei capitali dove i rendimenti sono scesi notevolmente anche per obbligazioni di società con un basso merito di credito. Paradossalmente anche la fine del programma di acquisti di titoli da parte della Federal Reserve potrebbe provocare dei contraccolpi sui mercati. Dunque, è molto probabile che almeno fino all’inizio dell’autunno non vi siano colpi di scena in grado di incrinare il clima di ottimismo dei mercati e di alterare il quadro generale economico. Per la nostra Banca Nazionale ciò è molto positivo. Infatti dovrà intervenire sempre meno, conseguirà notevoli utili sugli averi in portafoglio, ma soprattutto potrà ridurre il proprio bilancio che ha raggiunto l’84% del PIL del nostro Paese e che è il maggiore di ogni banca centrale. L’esplosione del bilancio della BNS è dovuta alla stampa di franchi per acquistare euro e quindi frenare l’ascesa della nostra moneta. Questi soldi hanno prodotto nel primo t

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