
Quello che tutti prevedevano è puntualmente successo: Stati Uniti, i Paesi dell’Unione europea e l’Australia hanno deciso di espellere un centinaio di diplomatici russi quale sostegno al presunto coinvolgimento dei servizi segreti russi nell’avvelenamento di un’ex spia russa e di sua figlia. Come abbiamo scritto nell’ultimo blog, Londra non ha finora esibito le prove del coinvolgimento di Mosca in questo tentato assassinio. Quindi, molto probabilmente la versione dei fatti del Governo britannico è corretta, ma non si può escludere a priori la tesi russa secondo cui Mosca non ha nulla a che fare con questo tentativo di assassinio. Sta di fatto che la reazione dei Paesi occidentali è molto dura e prelude a misure analoghe da parte dei russi con la conseguenza che i rapporti tra Russia e Occidente già poco buoni diventeranno ancora peggiori. Ci si può quindi interrogare sulle ragioni e sugli obiettivi di questo chiaro obiettivo di isolare sempre più la Russia di Putin. In merito si possono formulare alcune ipotesi.
La prima ipotesi è che il Governo britannico stia usando questa vicenda per dimostrare che il Paese alle prese con la Brexit non è affatto isolato e può continuare a contare sul sostegno degli alleati occidentali. Quindi un’operazione di politica interna per deviare l’attenzione dai difficili negoziati con l’Unione europea e per riaffermare l’orgoglio nazionale inglese.
A questa prima ipotesi se ne può aggiungere una seconda. Questa vicenda cade proprio quando Donald Trump aveva dichiarato di stare pensando ad un imminente vertice con Vladimir Putin per discutere di armamenti, Corea e Siria. Chiaramente la decisione americana di espellere una sessantina di diplomatici russi rende particolarmente impervio il percorso verso questo incontro. Quindi rafforza le posizioni, particolarmente forti negli Stati Uniti, di coloro che sostengono che con la Russia di Putin non si può né si deve discutere e si deve invece isolarla per dimostrare a tutti i Paesi quali sono le conseguenze di un affronto all’Occidente. Questa tesi riprende la teoria secondo cui ne punisci uno per insegnare a cento quale deve essere il comportamento corretto.
Si possono completare queste ipotesi, che sono circolate negli scorsi giorni, la tesi che è in corso uno scontro all’interno delle élite occidentali non solo tra coloro che difendono strenuamente la globalizzazione e coloro che ne vogliono correggere le storture, ma anche sulla politica estera e più in particolare sulla risposta alla sfida cinese. Per essere più chiari, il contenimento (vecchia parola in auge negli anni della guerra fredda) geopolitico, economico e commerciale della Cina non può che passare da un cambiamento di regime a Mosca, che probabilmente alcuni ritengono possibile a causa delle difficoltà e delle fragilità dell’economia russa. Insomma, una riedizione della strategia del cambiamento di regime di obamiana memoria. Come noto, Donald Trump, che si è congratulato con Putin per la sua vittoria elettorale, è assolutamente contrario a immischiarsi negli affari interni degli altri Paesi.
Questa lotta tra diverse visioni è forse il vero motivo di questo confronto duro con Mosca. In quest’ottica, il deterioramento dei rapporti con la Russia di Putin diventa uno strumento di una battaglia interna all’Occidente tra diverse strategie geopolitiche. Sempre in quest’ottica un vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin deve essere sventato prima che possa concretizzarsi. Non sorprende nemmeno che sia Londra ad esporsi fortemente in questa battaglia. E’ bene ricordare Londra non vede di buon occhio le attuali politiche americane che rimettono in gioco la globalizzazione. E’ pure bene ricordare che il ruolo geopolitico della Gran Bretagna sarebbe di scarsa rilevanza se vi fosse una distensione nei rapporti tra Stati Uniti e Russia. Londra lotta dunque per difendere il suo prestigio internazionale e per riaffermare l’influenza (intellettuale – si dice a Londra) sulla muscolosa potenza americana. Se tutto ciò si rivelasse prossimo alla realtà, vorrebbe dire che la lotta all’interno le élite occidentali sulla direzione che deve prendere il mondo è diventata furibonda e senza esclusione di colpi.
Alfonso Tuor
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