
Secondo uno studio dell’American Academy of Matrimonial Lawyers, la principale causa dei divorzi negli Stati Uniti è il noto social network Facebook. A confermare il dato sarebbero gli avvocati, i quali affermano che in quattro casi di divorzio su cinque, uno dei due coniugi sostiene di aver trovato prove di adulterio o probabili flirt proprio sul profilo di Facebook. Oltre al network di Mark Zuckerberg, che resta primo sul podio, troviamo però anche MySpace (con il 14% di ‘prove’) e Twitter (che come fonte si aggiudica solo il 5% di ‘prove’). Inteso come social network, Facebook lascia comunque spazio a varie impostazioni sulla privacy. Impostazioni però inutili quando si tratta di matrimonio. Quale moglie o marito vorrebbe vedersi determinati privilegi bloccati sulla pagina del coniuge? Nessuno. Ed anzi se vi fossero tali impostazioni tra marito e moglie, probabilmente la cosa sarebbe ancora più sospetta. Ed ecco che i tribunali si ritrovano sempre più a confrontarsi con i profili di Facebook quali prove. Ed a utilizzare quali prove i social network sono addirittura i due terzi degli avvocati americani.Ma quanto si può definire tradimento una relazione che presumibilmente rimane virtuale? Già, perché dal flirt virtuale non si è detto che si passi all’azione reale. Riformulando dunque la domanda: quanto possono risultare indice di prova i profili dei social network? E’ certo vero che su Facebook e simili si trovano persone che magari non si pensava di ‘vedere’ ancora. Ed ecco che magari spuntano vecchie fiamme o persone che ci interessavano ma con le quali non abbiamo mai avuto una reale storia. Vita di tutti i giorni. Ed ecco che il feeling si crea in quattro e quattr’otto. A quel punto risulta molto facile passare dalla chat ad una comunicazione più estesa. Esattamente come spiega lo psicologo Steven Kimmons, della Loyola University Medical Center di Chicago. Oltre al divorzio c’è però anche il discorso dell’affidamento dei probabili figli. Ed ecco che anche qui Facebook si trasforma in un indicatore, almeno stando agli avvocati, di affidabilità o meno. Come? Attraverso foto, video e commenti di entrambi i coniugi. Come sempre agli avvocati americani piace sguazzare in ogni tipo di acqua che possa agevolarli carriera e conto in banca. Ed ecco che si scopre che sempre più divorzisti studiano i profili dei loro ‘assistiti’ sui vari social network. Resta però aperta la domanda: quanto sia realmente affidabile un profilo su un social network al fine di determinare colpe o meriti di una persona? Quanto sono veritieri i post del proprietario di un profilo qualunque? Ma soprattutto: questo nuovo modo di indagare su possibili prove, non rischia di trasformarsi in un perverso gioco di chi punta per primo il dito in una sorta di atmosfera stalinista? MaxT
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