
Il palco, nella sua massima estensione, dà l’idea della grandezza dell’opera. Per il LAC, "Il Barbiere di Siviglia" rappresenta una prova di maturità. A tre anni dall’inaugurazione del centro culturale, per la prima volta, va in scena un’opera lirica interamente autoprodotta.
Per saperne di più, TeleTicino ha intervistato Carmelo Rifici, direttore di LuganoInScena.
"Almeno 150 persone lavorano attorno al progetto, quindi è veramente un'importante produzione. Se consideriamo tutto il lavoro fatto in precedenza per la costruzione di scenografie, costumi, dell'attrezzeria, è un lavoro grande e importante, che soprattutto ha aiutato il LAC a specializzarsi in un'operazione così complessa. Quindi, anche tutto il nostro cast tecnico e artistico oltre a quello degli uffici, si è finalmente cimentato in un'operazione che molto probabilmente è quella che il LAC si aspetta e che ci si aspetta dal LAC in futuro. In pratica, quella di avere operazioni così importanti e prestigiose e di grande fattura artigianale".
Dietro le quinte, l’atmosfera è febbrile. La totale indifferenza verso la telecamera di Ticinonews, palesa il fermento e la concentrazione degli addetti ai lavori, proiettati verso la prima del 3 settembre.Al trucco si traducono le idee di Carmelo Rifici a colpi di pennello e spazzola. In un guardaroba allestito in una delle tante sale del LAC, le sarte rifiniscono gli abiti di scena. Trucchi e costumi, insieme all’imponente scenografia, rendono ampiamente omaggio all’opera di Gioachino Rossini, che però viene proiettata nel 2018 attraverso degli inserimenti contemporanei voluti dal direttore di LuganoInScena che, al riguardo, si esprime così:
"E' un capolavoro, che travalica il tempo, quindi farne una versione totalmente ottocentesca non ci sembrava il caso. Ma i costumi sono assolutamente storici, anche se sono un po' rivisitati. Questa commistione fra una collocazione classicheggiante e un'azione invece più contemporanea, credo che possa anche, in qualche maniera, divertire il pubblico, quello classico e anche quello dei giovani, che invece, a teatro, oggi vogliono anche vedere qualcosa di nuovo", conclude Rifici.
La contemporaneità rimane subordinata alla forza di un grande classico anche attraverso alcune chicche per melomani. Diego Fasolis e i suoi Barocchisti suoneranno gli spartiti originali del Barbiere di Siviglia sugli strumenti dell’epoca.
"Chicche principali sono gli interpreti - che sono di altissimo livello internazionale, molti sono delle superstar di questo repertorio e di quest'opera in particolare", esordisce il direttore d'orchestra. Sicuramente c'è anche il fatto che queste persone necessitano di essere accudite e accompagnate in un certa maniera. L'altra cosa interessante da notare, è l'uso di un'orchestra su strumentisti storici come quella dei Barocchisti in un repertorio, che ho scoperto quando abbiamo fatto questa proposta, che ancora non era presentato con un approccio filologico - sarebbe meglio dire storicamente informato - e questo è un altro elemento essenziale del lavoro che stiamo facendo", conclude Fasolis.
Il sipario sulla grande scommessa del LAC si aprirà il 3 settembre per quattro rappresentazioni.
Andrea Ramani
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