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Di troppa austerità sta morendo l'economia europea
Redazione
15 anni fa
La crisi dell'euro è destinata a determinare anche quest'anno i principali avvenimenti dell'economia mondiale

Desidero innanzitutto augurare un Felice Anno Nuovo a tutti i lettori di questo blog e trattare alcuni problemi che, a mio parere, rischiano di determinare gli avvenimenti economici di questo 2012. Il primo tema riguarda ovviamente la crisi dell’euro. Come era facilmente prevedibile, i circa 500 miliardi di euro prestati per tre anni al tasso dell’1% alle banche europee da parte della Banca centrale europea non hanno prodotto grandi effetti positivi. Infatti, se è vero che sia l’Italia sia la Spagna sono riuscite a rifinanziarsi a costi inferiori grazie ai massicci acquisti di titoli di Stato da parte degli istituti di credito dei loro Paesi, la riduzione dei tassi sul mercato secondario non è stato affatto significativa soprattutto per le scadenze a medio e a lungo termine, in particolare per i titoli italiani. L’evoluzione dei tassi sul mercato secondario oppure, se si vuole, la mancata riduzione del differenziale con la Germania fa si’ che, ad esempio, le banche italiane che acquistano BTP a 10 anni nelle aste a prezzi inferiori a quelli di mercato si ritrovano immediatamente a dover contabilizzare una perdita. Queste perdite, in base alle regole stabilite dalla European Banking Authority, hanno la spiacevole conseguenza di far lievitare le necessità di ricapitalizzazione delle banche stesse. Questo meccanismo induce le banche a privilegiare la sottoscrizione dei titoli a breve scadenza e disincentiva gli istituti a sottoscrivere titoli di altri Paesi. Il risultato finale è che questa enorme iniezione di liquidità non migliora sostanzialmente le condizioni di rifinanziamento dei Paesi deboli europei e serve unicamente a ridare ossigeno ad un sistema banario europeo stremato. La conferma viene dall’enorme quantità di soldi (per l’esattezza, 412 miliardi di euro) parcheggiati dalle banche europee durante il periodo natalizio preso la stessa Banca centrale europea a tassi nettamente inferiori all’1% e quindi accettando di incassare una perdita. Questo fenomeno conferma pure che le banche nelle condizioni attuali non hanno alcuna intenzione di ampliare i crediti ad imprese famiglie nonostante siano provviste di notevole liquidità. Quindi la mossa della Bce non altera in modo sostanziale la crisi dei debiti sovrani in Europa, ma migliora unicamente la situazione di un sistema bancario che comunque cerca di ridurre le proprie attività per ridimensionare le necessità di ricapitalizzazione. Molto probabilmente una buona parte di questi soldi verranno investiti in speculazioni sui mercati finanziari nella speranza di realizzare utili indispensabili per migliorare i bilanci bancari. La seconda campana a morto per l’euro è stata suonata nei giorni scorsi dal nuovo Governo spagnolo, il quale ha comunicato che i conti pubblici del Paese iberico per il 2011 non si chiuderanno con un disavanzo del 6% del PIL, ma con un deficit che supererà l’8% del PIL. Ciò ha immediatamente indotto Madrid a varare una manovra di risparmio aggiuntiva di 20 miliardi di euro, tesa a raggiungere l’obiettivo di un disavanzo pubblico del 4,4% del PIL per quest’anno. La manovra fatta per 12 miliardi da tagli delle spese e per 9 miliardi da aumenti della pressione fiscale accentuerà le tendenze recessive che già si manifestano nell’economia spagnola. Quest’ultima ha infatti segnato una crescita di poco superiore allo zero nel terzo trimestre dell’anno scorso e dovrebbe aver cominciato a contrarsi negli ultimi tre mesi del 2011. Il caso spagnolo conferma la tesi che nell’attuale contesto recessivo dell’economia mondiale le misure di austerità sono destinate a fallire, poiché provocano una contrazione maggiore dell’economia che impedisce il raggiungimento degli obiettivi stabiliti. Quindi è facile prevedere che le misure appena varate aggraveranno la recessione spagnola e non centreranno gli obiettivi prefissati di risanamento dei conti pubblici. E’ quanto è già successo in Grecia e in Portogallo; ed è quanto succedere anche in Italia. Queste misure sono dunque semplicemente inutili e addirittura masochistiche. Continuando con

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