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Delazione e sospetto come sottoprodotti della crisi economica in atto
Redazione
17 anni fa
Questa psicosi della delazione e del sospetto sta divorando la nostra democrazia, sfaldando il nostro tessuto sociale

La crisi economica in atto comincia a produrre effetti perversi di cui dobbiamo essere consapevoli per cercare di non diventare anche noi vittime e carnefici di una società evidentemente profondamente in crisi; la nostra.Un paese, il nostro, già di per se stesso penalizzato per altre ragioni (anche politiche), che si ritrova ora in un pericoloso clima di legittimazione del sospetto, della discriminazione e della delazione, oramai ritenuti normali comportamenti di massa. Una forma di psicosi di gruppo che ha contagiato anche le élite politiche e soprattutto l’apparato amministrativo sia pubblico che privato.Questo nostro paese rischia pertanto di perdere le sue caratteristiche peculiari per le quali fino a pochi anni orsono era tanto apprezzato, invidiato ed emulato.Siamo sull’orlo del baratro? Sembrerebbe di si, purtroppo. Questa psicosi della delazione e del sospetto sta divorando la nostra democrazia, sfaldando il nostro tessuto sociale. Grave, gravissimo tutto ciò.Le persone bisognose e i cittadini intraprendenti e virtuosi messi in ginocchio. Questi ultimi, poi, ridotti in condizione di non poter più operare in favore del prossimo e della stessa società. Complice un ceto politico da operetta, la volgarità imperante dei mezzi di comunicazione, il degrado profondo della società civile, l’avanzare (assieme alla crisi economica) dello stato di incertezza e di disgregazione morale.Ma ciò che più nuoce alla possibilità di rimediare a questo stato di necessità è la presenza di un apparato amministrativo (sia nel pubblico che nel privato) incapace di dimostrare apertura e duttilità necessarie a gestire situazioni nuove, inedite, che richiedono capacità e attitudini unitamente a umanità, disponibilità, comprensione e un’intelligenza creativa che non possono trovare risposte nella chiusura asfittica e autoreferenziale dei regolamenti, dei codici, delle interpretazioni restrittive e penalizzanti, e della paura di dover vedere la realtà per quella che è; e con, per sovra mercato, l’orrore al cambiamento del proprio modus operandi e delle proprie consolidate abitudini.In tal modo perpetrando la cultura della delazione, del sospetto e, purtroppo, denunciando, emarginando e reprimendo in modo odioso e vile persone la cui unica colpa è quella di non aver voce in capitolo, di essere nel bisogno o – per altri – quella di essere dalla parte di queste persone e di voler intervenire in loro aiuto sia sul piano professionale che sul piano sociale, politico, culturale ed intellettuale.Con ciò oltre all’ingiustizia perpetrata nei confronti delle vittime di questa situazione economica e sociale, colpendo anche coloro che si sono impegnati per la causa altrui e per la società stessa. Siamo allora sul bordo del baratro e, volenti o nolenti, dobbiamo prendere atto che stiamo assistendo ad una degenerazione sociale senza precedenti che mette in pericolo anche quel poco che è rimasto della nostra democrazia e dello Stato di Diritto.In quanto medico e psicoterapeuta, toccato in prima persona nei miei sforzi per aiutare il prossimo e lottare contro questa cultura del sospetto e della delazione, non mi restano personalmente che due ragioni per non mollare tutto e seguire a mia volta la massa anonima ed egoisticamente auto centrata.La prima è la certezza della mia volontà a combattere questa deriva indegna per l’Uomo e per la Società.La seconda è un auspicio che ho mutuato da una frase di F. Hundertwasser, e cioè che “Se uno sogna da solo, questo è solo un sogno. Se molti sognano insieme, questo è l’inizio di una nuova realtà”.Prof. dr. med. Orlando Del DonMedico psichiatra e psicoterapeuta

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