
Mercoledì scorso, sold out per la tappa luganese dell'accoppiata storica Dalla & De Gregori, inaugurata dalle energiche chitarre di "Tutta la vita", brano contenuto nel loro ultimo Cd insieme "Work in progress", che presta il nome anche al tour. Erano circa 30 anni che questi due protagonisti della musica italiana, che si presentano sul palco con una band di 8 elementi, non suonavano più insieme. Hanno deciso di tornare a farlo nel 2010, con una serie di concerti che hanno fatto da apripista all'arrivo del nuovo album uscito lo scorso novembre, che ha rimesso insieme i cantautori che entusiasmarono fan e critica con "Banana Republic" nel 1979. Il Cd contiene, oltre all'inedito "Non basta saper cantare", una versione in gran stile di "Sono un gigolò" (pure eseguita a Lugano), che Dalla ha gradevolmente introdotto, raccontandone i passaggi e gli innumerevoli artisti che l'han fatta propria nei decenni. Durante il concerto, intimista ed energico-elettrico al punto giusto, i due hanno parlato poco e lasciato molto spazio alla musica, per interrompersi solo per qualche battuta con la quale prendersi bonariamente in giro, capace di strappare alla platea sorrisi e allegre risate. Lo spettacolo si è snodato armoniosamente, spartendosi i brani di De Gregori e Dalla in parti uguali. Dalla ha dato prove da maestro seduto alle tastiere e alternandosi con il sassofono e il clarinetto, mentre De Gregori ha dato il meglio di sé al pianoforte e alle chitarre. Una toccante "Generale" che è un po' parlare con Dio, l'unico dio possibile in una guerra finita, che lascia un po' di speranza di tornare ad amare ciò che riempiva la vita prima della devastazione, strappa mille applausi; così come un'intensa e "suicida" "Donna cannone", sa ancora far sgorgare le stesse lacrime del 1983, quando uscì l'omonimo album. Dalla ha poi sorpreso il pubblico come nella sua piena tradizione artistica e caratteriale, riproducendosi all'improvviso in canotta sbracciata e berretto da aviatore, per cantare un'ironica "Nuvolari". Il concerto ha nel mezzo offerto un momento di pura teatralità, quando il giovane Marco Alemanno, poliedrico artista e ben rodato collaboratore di Lucio Dalla, ha recitato un enigmatico XXI° canto, tratto da "La fine del Titanic" di Hans Enzensberger, ove, con indosso una maschera bianca e nera, offre ciascun profilo per il duplice ruolo del capitano e dell'affogato... E dove, durante l'affondamento di una nave-colosso, possiamo intuire come il potere e il denaro, ma persino le tentazioni di venere, nulla valgan più a confronto della propria vita! L'intermezzo richiama inoltre indirettamente la già eseguita e indimenticabile "Titanic". Non mancano le ovazioni per pietre miliari quali "Caruso" e "Alice"; e per una dolce "4 Marzo 1943". La sempre attuale "L'anno che verrà", è accompagnata dal cantautore bolognese con una delle poche ma intense e divertenti interazioni con il pubblico, durante la quale invita i presenti a seguirlo e ad imitarlo nella riproduzione di vocalizzi, quelli stessi che all'inizio della sua carriera la critica non comprendeva e a volte commentava in modo poco lusinghiero. La celebre "Futura", ha poi fatto il resto, ricordando a tutti la genialità musicale di un cantautore non da subito apprezzato e capito, ma che ha fatto poi la storia della musica. Non sono mancate infine una coinvolgente "La storia siamo noi", una sintomatica "Viva l'Italia" e "Agnello di Dio", "Piazza grande" ed "Anna e Marco", per poi sfumare dolcemente il concerto con una delicata "Buonanotte fiorellino", che ha di colpo sferzato il pubblico con un'imissione di chitarra elettrica! Foto e articolo Monica Mazzei ([email protected])
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