
Matteo Taddei è un 23enne che ha fatto recentemente due esperienze di volontariato molto particolari: una in Burundi presso il Centre Jeunes Kamenge e l’altra in Grecia in campi per profughi. Il giovane ticinese parlerà della sua esperienza venerdì 16 novembre dalle 20:00 presso il Centro diurno della Croce Rossa di Manno.
Quanti anni e che formazione hai fatto?Dopo le medie ho frequentato il CSIA (Centro Scolastico per le Industrie Artistiche) per quattro anni acquisendo il diploma di grafico con maturità professionale artistica, dopodiché mi sono recato quattro mesi in Inghilterra per fare uno stage professionale in uno studio grafico. Una volta tornato ho svolto il servizio militare come conducente C1 nelle truppe sanitarie e dopo aver terminato la scuola reclute ho frequentato tre anni di studi presso SUPSI i quali mi hanno permesso di conseguire il Bachelor in Comunicazione Visiva.
Come mai hai scelto di recarti in Burundi? Cosa ti aspettavi da questa esperienza? Cosa ti Sei portato a casa da questa esperienza?L’idea di andare in Burundi si è consolidata durante il momento in cui ho dovuto scegliere il mio tema di tesi. Da tempo conoscevo Marco Barzaghini ed in quel periodo è stato fondamentale discutere con lui. Proprio in quel momento è sorta la possibilità di collaborare con l’Associazione da lui fondata, Amici Ticino per il Burundi (AmTiBu), che mi ha permesso di creare qualcosa di utile. Ho deciso d'intraprendere questo viaggio per conoscere di persona la realtà del Centre Jeunes Kamenge, luogo sostenuto da AmTiBu e progettare un libro ricco di testimonianze fotografiche e scritte con l’intento di fidelizzare i soci dell’associazione, e in seguito alla pubblicazione, di attrarne nuovi mostrando l’operato di AmTiBu.Da questa esperienza mi aspettavo di dare un contributo concreto e permettere ai giovani frequentatori del Centro di avere più visibilità nel nostro territorio in modo da poter ricevere maggiore sostegno. L’intento è stato quello di rendere la vita più facile a delle persone che vivono in una realtà complicata e complessa.Da questa esperienza, oltre ad aver realizzato questo libro, mi sono “portato a casa” molte nuove amicizie splendide, ho conosciuto tanti giovani pieni di ambizione e desiderio di ottenere il meglio dalla vita nonostante i vari limiti. Questa è una qualità che al solo pensiero riesce a motivarmi giorno dopo giorno a fare del mio meglio e a sfruttare le enormi risorse di cui, grazie al cielo, dispongo quotidianamente. Se loro che hanno poco riescono ad ottenere il massimo, io con tutto ciò che ho posso ottenere il massimo elevato alla seconda, ed è per questo che spesso non riesco ad accettare le mie scuse e quindi mi metto al lavoro. Dico grazie al Burundi perché mi ha fatto apprezzare molto di più la fortuna che ho a vivere la vita che sto vivendo.
Come mai hai scelto di recarti nei campi profughi in Grecia? Dov eri esattamente? Cosa ti ha dato l esperienza? Cosa ti aspettavi?Ho scelto di recarmi in Grecia e collaborare con l’associazione QRT (Quick Response Team) dopo aver visto e sentito le testimonianze portate dalla mia ragazza che vi si era recata quest’estate. Ho visto che questa esperienza l’aveva coinvolta molto e le aveva lasciato il segno, quel segno che ti obbliga a ritornare e continuare a fare del tuo meglio per contribuire, anche solo minimamente, a rendere più semplice la vita di queste persone, perché è quello che sono, persone.Mi trovavo a Salonicco ed operavamo all’esterno di vari campi poiché con l’attuale legge non ci era permesso di entrare. Principalmente noi volontari ci occupavamo di intrattenere i bambini ed i ragazzini con delle attività didattiche, creative, ricreative e sportive con l’intento di farli progredire giorno dopo giorno cercando di trasmettere loro sempre qualcosa di nuovo. Oltre a ciò, in caso di bisogno offrivamo cure mediche ad adulti e bambini grazie a dei volontari diplomati nel settore. Il responsabile dell’associazione invece, oltre ad organizzare e ad occuparsi di tutto, si concentrava molto sul sostegno per gli adulti.Quest’esperienza mi ha fatto conoscere la realtà, quella che spesso ci viene negata dai media. Mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con delle persone che hanno vissuto dei momenti difficili e riuscire a donare loro un sorriso era la cosa più appagante. Sicuramente non mi fermerò qui, dopo aver conosciuto di persona questa situazione sono ancora più invogliato a dare il mio contributo anche se apparentemente può sembrare insignificante.Mi aspettavo quello che ho trovato perché avevo già ottenuto delle testimonianze dalla mia ragazza, viverlo di persona è stato però diverso, molte emozioni affioravano da un momento all’altro e non era come ascoltare o guardare delle fotografie.
Consiglieresti ai tuoi coetanei delle esperienze cosi? Perché?Consiglierei assolutamente delle esperienze del genere a qualunque persona, non solo ai miei coetanei. Quello di cui sono convinto è che ognuno, in un modo o nell’altro può dare il proprio sostegno e il proprio contributo. Ad esempio, in Burundi ho lavorato volontariamente per creare qualcosa di utile per questi giovani utilizzando le mie conoscenze professionali del settore della comunicazione visiva, mentre in Grecia mi sono adattato ai bisogni eseguendo ciò mi veniva chiesto per dare un contributo. Ci sono vari tipi di volontariato, non importa cosa si faccia, l’importante è fare e continuare a farlo.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

