
Siamo entrati in una fase in cui gli effetti del capitalismo sono a somma negativa? La domanda appare legittima alla luce del probabile accordo sul debito greco, sulla penalizzazione del risparmio attraverso i tassi negativi e sulle conseguenze nefaste per la maggioranza della popolazione dell’attuale capitalismo a trazione finanziaria denunciate dalla recente enciclica papale. Ma procediamo con ordine.
L’accordo dell’ultimo minuto per evitare un default della Grecia non risolve la crisi del Paese ellenico. Anzi, lascia tutti i protagonisti in una posizione di maggiore debolezza. Il Governo di Alexis Tsipras dovrà attuare misure impopolari sicuramente contrarie alle promesse fatte in campagna elettorale senza aver ottenuto una ristrutturazione del debito greco. In pratica Atene continua ad essere dipendente da una troika che continuerà a dettare la politica economica greca e che probabilmente in queste ultime ore (sotto spinta del FMI, che si dichiara contrario all’accordo prospettato) riuscirà ad imporre ulteriori misure di risparmio. La speranza di un taglio del debito greco per permettere al Paese di risollevarsi dopo cinque anni di pesante crisi sono state deluse e quindi la prospettiva di una ripresa economica è stata rimandata alle calende greche.
Pure Bruxelles esce con le ossa rotte, poiché i Paesi europei dovranno di nuovo mettere mano al portafoglio per finanziare la Grecia e soprattutto poiché le debolezze strutturali dell’Unione monetaria si sono palesate nuovamente e non mancheranno di riemergere nel prossimo futuro, dimostrando che la sopravvivenza dell’euro rimane una questione aperta al di là delle dichiarazioni sull’irreversibilità della moneta unica. Dunque, un accordo dell’ultima ora fondato su una palese falsità rappresentata dalla convinzione che la Grecia possa onorare e rimborsare nel tempo il proprio debito. E del resto, cosa è diventato oggi l’euro? Una camicia di forza che richiede a tutti sacrifici per garantirne la sopravvivenza. E che cosa sono diventati gli ideali europei nell’era dell’euro? Sono diventati obiettivi contabili, che provocano sofferenze sociali sempre più diffuse, senza offrire alcuna prospettiva di miglioramento o di una società più giusta. Insomma, gli ideali europei si traducono oggi in una pura partita finanziaria di cui i cittadini europei sono le vittime sacrificali a beneficio dei grandi gruppi finanziari, delle multinazionali e dei ceti privilegiati.
I tassi di interesse negativi sono l’esempio più chiaro di un sistema che non funziona più. In pratica essi colpiscono il risparmio dei piccoli risparmiatori e delle casse pensione e trasferiscano in modo subdolo reddito ai soggetti indebitati e alle persone facoltose che spesso ricorrono al debito per moltiplicare i loro investimenti finanziari. Dunque, si penalizza pesantemente il risparmio senza nemmeno ottenere un aumento degli investimenti che dovrebbero invece essere incentivati dal basso costo del denaro. Infatti, i dati mettono in evidenza che le società quotate in borsa si indebitano per aumentare i dividendi o per attuare operazioni di riacquisto delle azioni proprie, ma non per investire. La continuazione di queste politiche monetarie non convenzionali è solo la plastica conferma che l’economia non è uscita dalla crisi e che continua ad aver bisogno della droga di ripetute iniezioni di liquidità. Insomma non si riesce ad uscire dal reparto di cure intense e giustamente ci si deve cominciare ad interrogare se l’uscita dalla crisi non dipenda proprio dalla correzione dei meccanismi di funzionamento di questo malato capitalismo finanziario. Ed è quanto stanno sottolineando parecchi economisti come Stiglitz, Krugman, Piketty, ecc (che abbiamo spesso citato) i quali ritengono che l’aumento delle diseguaglianze sociali sia la causa principale della crisi e l’ostacolo che impedisce una ripresa sana e duratura. Insomma, il capitalismo finanziario del giorno d’oggi non sta solo sconvolgendo gli assetti delle nostre società, ma ora rende anche molto difficile l’uscita dalla crisi.
Ed è proprio su questi meccanismi perversi che si inserisce l’enciclica “Laudato Si” di Papa Francesco. Il messaggio è chiaro: l’economia è uno strumento che deve funzionare a beneficio degli uomini, mentre oggi gli uomini sono asserviti a meccanismi economici che avvantaggiano solo pochi. Quindi Papa Bergoglio invoca giustamente un’attenzione per i poveri e quindi ricorda che l’obiettivo di una società e dell’intero mondo dovrebbe essere la giustizia sociale. E’ quanto ci voleva ed è proprio ciò di cui il mondo ha oggi bisogno, ossia uscire dall’attuale individualismo egoistico e dall’ossessione del denaro per ritornare a ragionare come animali sociali che si propongono obiettivi comuni. Ed è proprio la denuncia ed il messaggio di cui oggi avevamo urgentemente bisogno. Vi è solo da sperare che non cada nel vuoto.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

