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Cuore, a rischio chi ha già avuto un problema
Redazione
17 anni fa
Nonostante l'elevato standard delle cure, troppi pazienti ricadono in problemi cardiovascolari

E' innegabile che la medicina abbia fatto passi da gigante negli ultimi anni. Purtroppo ciò non basta. Si è infatti potuto appurare che la riospedalizzazione dei pazienti affetti da disturbi cardiovascolari è rimasta sorprendentemente elevata. In pratica: troppi pazienti che hanno avuto un problema di tipo cardiaco, sono soggetti a nuovi attacchi al cuore, nonostante l'elevata qualità delle cure avute durante il corso della prima ospedalizzazione.Dunque sono ancora vane (per troppe persone) le innovative terapie medico-chirurgiche. Ma soprattutto, e questo è grave, risultano vane anche tutte le campagne di sensibilizzazione fatte dai vari Stati al fine di porre l'attenzione della gente sulle problematiche relative una vita più sana.La mortalità dovuta ad attacco cardiaco è elevata soprattutto in paesi come gli USA e l'Europa occidentale; è invece molto bassa nell'Europa dell'Est ed in Giappone. Questo quanto trapela dal rapporto Reach (Reduction of Atherothrombosis for Continued Health). Il rapporto è stato presentato a Barcellona durante il Congresso annuale della società europea di Cardiologia; lo stesso ha trovato pubblicazione tra le pagine della rivista "European Heart Journal".Ma vediamo quali spaventosi dati trapelano dal famigerato rapporto, redatto dai ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine. Per redigere il documento il team di studiosi si è avvalso di un campione di 32'247 pazienti, questi sono stati selezionati tra coloro che avevano avuto un'ospedalizzazione da uno a tre anni precedenti l'inizio della ricerca.Si scopre così che coloro i quali hanno avuto malattie vascolari sintomatiche hanno il 14,4% di probabilità di avere un secondo evento cardiaco, di essere riospedalizzati o di morire entro un anno dalla prima diagnosi.I pazienti che arrivano a tre anni di distanza dalla prima diagnosi vedono lo stesso dato raddoppiarsi, giungendo quindi al 28,4%. Per coloro che invece hanno avuto problemi di tipo vascolare in varie parti del corpo, ecco che il rischio aumenta del 40,5% nei successivi tre anni.Il coordinatore della ricerca, il Dr. Mark J. Alberts della Feinberg School, si dice sorpreso delle spaventose cifre emerse nel corso dello studio. A stupirlo è soprattutto il fatto che le stesse cifre si rispecchiano anche in quei pazienti sottoposti a standard di terapia più che elevati.A quanto pare, anche le terapie migliori non riescono a salvare tutti, questo nonostante i miliardi che vengono spesi nella ricerca. E' dunque bene salvaguardare cuore ed arterie attraverso uno stile di vita sano ed equilibrato.

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