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Cosa succede a Sanremo, prima di Sanremo?
Ticinonews
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Da Carlo Conti a posto con la propria coscienza, a Laura Pausini contenta di aver accettato di co-condurre il Festival solo per la delicata insistenza e la serenità profusa dal direttore artistico: Ticinonews vi porta dietro le quinte del Festival della canzone italiana.

La sala stampa del Teatro Ariston è tirata a lucido. Dal grande tavolo delle conferenze spuntano i fiori, che sembrano non subire i contraccolpi dei fiumi di parole che vengono pronunciate prima che la gara cominci. Ah se quei fiori potessero parlare! Sono quotidianamente testimoni di buoni propositi, di proclami di stima reciproca, di attestazioni di stima nei confronti di una squadra che ha lavorato alacremente e lungamente per vedere coronato il piccolo o il grande momento di gloria di ciascuno.

«La città che non dorme mai»

L’organizzazione è serena. Carlo Conti a posto con la propria coscienza. Laura Pausini contenta di aver accettato di co-condurre il Festival solo per la delicata insistenza e la serenità profusa dal direttore artistico. Stranamente si continua a sorridere anche quando Conti comunica che farà fare tardi agli spettatori. Orari preventivati: 1.20, 1.40, 1.50. Sanremo, in questa settimana, si contende con New York lo slogan di «città che non dorme mai».

Le prove generali

Ore 14.00: con precisione elvetica (non un secondo di più, non un secondo di meno) si apre l’accesso alle prove generali. Dopo 15 ascolti, non sembrano esserci canzoni particolarmente originali. Alcuni testi sono ben scritti e cantati male. Altri sono scritti male e cantati peggio. Taluni sono cantati bene, ma le canzoni non sembrano mostrare le caratteristiche per essere ricordate da qui all’eternità. Una nota di eleganza: il fascino di Malika Ayane, che canta perfettamente la sua canzone. Una tenuta di palco magistrale e suoni ricercati, che riportano ai Dirotta su Cuba. Una nota di colore: Sal Da Vinci ha galvanizzato l’intero teatro: roteare di sciarpe, svolazzare di cappellini, tifo da stadio. La versione partenopea di Tom Jones, un sex symbol che, ad ogni esibizione, faceva incetta di reggiseni e slip, lanciati da orde di donne in contemplazione estatica. Ma Tom Jones era ed è tutta un’altra cosa!

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