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Con "Paranormal Activity" torna la paura
Redazione
17 anni fa
Intervista al regista Oren Peli

Numeri da capogiro. Il piccolo film horror "Paranormal Activity", opera prima di Orien Peli, sta sbancando i botteghini americani e dal 5 febbraio toccherà anche all’Italia misurarsi con il terrore.Costato appena 15 mila dollari e girato in una settimana il film ad oggi ne ha totalizzati 110 milioni. Un record. L’exploit ci ricorda il caso di "The Blair Witch Project" del 1999, non solo in termini economici e produttivi, ma anche di stile, per certi versi.Peli utilizza la camera a mano ma il risultato è meno nauseante dell’esperimento di Daniel Myrick e Eduardo Sánchez, da quel momento il cinema horror ha cambiato marcia, basta citare i due capitoli di "Rec" o il catastrofico "Cloverfield".Peli però aggiunge altro, ricorre alla staticità di ripresa che ricorda invece il voyerismo dei reality show. Mette una videocamera fissa che osserva i protagonisti durate la notte per rilevare presenze anomale.Ma veniamo alla trama: Katie (Katie Featherston) e Micah (Micah Sloat) si trasferiscono in una nuova casa, nella periferia di San Diego, da quel momento accadono strani eventi. Soprattutto di notte si manifestano rumori fuori dal comune. Micah allora decide di posizionare una macchina da presa in camera per registrare tutto ciò che accade. E qualcosa accade: una forza oscura si aggira tra le pareti domestiche.La storia come nasce?“Da un’esperienza che ho vissuto insieme alla mia ragazza di allora – racconta Peli - ci eravamo trasferiti in una casa di legno e di notte sentivamo degli strani rumori, si trattava semplicemente del legno che si gonfiava o restringeva per la temperatura esterna, ma la mia compagna era ossessionata dalle presenze così ho deciso di registrare tutto. Da lì è nata l’idea del film”.Per il resto non c’è nulla di vero, anche se alla fine le didascalie ci dicono cosa è accaduto ai protagonisti.“È un modo per colpire il pubblico, ma si tratta di finzione, comunque all’inizio non dichiariamo che si parla di una vicenda realmente accaduta”.Per lo stesso scopo ha utilizzato la camera a mano.“È un altro modo per far credere alla persone che tutto sia reale, anche la camera fissa che rimanda quasi a un punto di osservazione di un reality show ha lo stesso scopo, i reality cercano di far entrare le persona da casa in una dimensione reale. I film tradizionali invece vengono considerati qualcosa di distante dal vero”.Come si spiega questo successo imprevisto?“Dalla curiosità delle persone, dal passaparola, se qualcuno dice a un amico: ‘guarda ho visto l’horror più terrorizzante degli ultimi anni’, ecco che scatta la molla per andare al cinema. E poi c’è la volontà di sentire la scarica di adrenalina in un mondo in cui la maggior parte della gente vive tranquilla e al sicuro”.Ha anche terrorizzato Steven Spielberg, si dice.“Sì, è vero, mi ha detto che è stato il film che lo ha spaventato di più dai tempi de L’esorcista”.E si dice anche che le abbia suggerito il finale.“Certo, il suo finale era molto più valido del mio, ha fatto letteralmente saltare sulle sedie il pubblico, così l’ho cambiato”.Quali sono i suoi film preferiti?“L’esorcista, ovviamente, The Others, Il sesto senso, Rosemary’s Baby, The Blair Witch Project, preferisco l’horror soft da quello truculento e splatter”.E tra i registi chi sceglie?“Tarantino, Spielberg e Rob Reiner”.Crede nel paranormale?“Sono scettico a riguardo, ma nel film mi impauriva e mi entusiasmava l’idea di avere a che fare con una presenza oscura”.Ed ora cosa succederà, si trasformerà in un regista convenzionale?“Non lo so, non mi pongo limiti di stile e di genere, vorre

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