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Con la musica i bambini parlano prima
Redazione
17 anni fa
Grazie a canzoni e filastrocche, i bambini imparano a parlare prima e meglio

Apprendendo le parole con l'ausilio della musica, i bambini sono in grado di imparare a parlare prima e meglio. E' infatti provato che cantare, magari suonando anche uno strumento, porta il bambino ad immagazzinare un numero maggiore di parole, ricordandole più facilmente.Ad affermare che è possibile ricordare più facilmente le parole tramite la musica è uno studio di Jenny Saffran ed Erik Thiessen, rispettivamente dell'Università del Wisconsin e della Carnegie Mellon University (Pennsylvania); la ricerca è stata pubblicata sul prestigioso volume "The Neurosciences and Music - III, Disorders and plasticity", in collaborazione con la New York Academy of Sciences. Qui sono riportate oltre 60 ricerche inerenti gli stimoli neurologici dettati dall'arte.Grazie allo studio sopraccitato è stata dunque dimostrata l'importanza che hanno filastrocche, canzoncine e giochi in rima nei confronti dei bimbi. Sarebbe proprio grazie a questi passatempi che il bambino riceve uno stimolo cerebrale che lo porta a memorizzare molto in fretta sia le parole che le melodie. Dunque, oltre ad imparare a parlare, il bambino impara anche la musica.Lo studio ha preso in considerazione soprattutto l'ambiente in cui i bambini crescono; ambienti in cui, anche se inconsapevolmente, sussiste già da subito l'elemento musicale. Questo sarebbe determinato da quel linguaggio molto diretto definito "Infant Directed Speech", ovvero quel linguaggio adottato dagli adulti nel momento in cui devono interagire con il bambino. Un linguaggio semplice, con un tono leggermente più acuto del normale.Saffran e Thiessen sono comunque convinti che per insegnare ai bambini a parlare molto velocemente ed in maniera corretta, bisogna cantare o proporre parole in rima. E' anche dimostrato che il bambino ricorda più facilmente una melodia accompagnata da parole, piuttosto che una melodia suonata solo da strumenti.Stando a questa ricerca sarebbe dunque possibile utilizzare la musica quale strumento di apprendimento per i più piccoli, ma anche per stimolare i loro processi di attenzione.Maria Majno, responsabile dei programmi della Fondazione Mariani, sostiene che la ricerca sulla musica e le neuroscienze sta dando dei risultati straordinari. Secondo lei è infatti possibile applicare quanto appreso sia in campo educativo, che in campo riabilitativo. Sarebbe dunque possibile migliorare l'interazione con quei bambini presentanti difficoltà neurologiche.E sarebbero molto utili anche le lezioni di musica. Si perché lo studio di uno strumento porta un miglioramento delle capacità di apprendimento, migliorando la stessa memoria verbale.A determinare l'importanza dello studio di uno strumento musicale, sarebbero gli psicologi dell'Università di Hong Kong; la loro ricerca ha trovato pubblicazione sulle pagine della rivista "Neuropsycology".Per procedere allo studio sono stati presi in esame 90 studenti di età compresa tra i 6 ed i 15 anni. La metà di questi studenti avevano iniziato l'apprendimento di uno strumento almeno cinque anni prima della ricerca. Al contrario, l'altra metà del campione, non aveva mai suonato uno strumento prima di allora.A determinare il miglioramento cognitivo, sarebbe lo studio del pentagramma. Sarebbe appunto questo a sviluppare l'emisfero sinistro del nostro cervello, sede principale della memoria delle parole. Grazie ad un test di memoria verbale, gli psicologi cinesi hanno potuto scoprire che coloro i quali studiavano musica ricordavano, dopo appena 30 minuti, un elevato numero di parole rispetto coloro i quali non avevano mai studiato musica. Naturalmente, quelli che avevano studiato uno strumento musicale più a lungo, hanno ottenuto i risultati migliori.E' comunque importante che sia il bambino a decidere quale strumento suonare, e se suonarlo. Perché in caso contrario lo studio della musica finirebbe col divenire un peso, quindi pi

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