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Ambiente
Coca-Cola e la marea di plastica negli oceani entro il 2030, oltre 600mila tonnellate
© Shutterstock
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Redazione
un anno fa
Coca-Cola dovrà aumentare il consumo di plastica del 20% entro il 2030, con 602'000 tonnellate che potrebbero finire negli oceani. Nonostante investimenti nel riciclaggio, Oceana critica l'azienda per il suo impatto ambientale e la mancanza di obiettivi precisi per ridurre l'uso di plastica.

Oltre 4 milioni di tonnellate di plastica, precisamente 4,1. È questo l'ammontare di cui necessita Coca-Cola entro il 2030, ovvero il 20% in più rispetto al 2023. È quanto emerso da un esame condotto dall'organizzazione ambientalista Oceana sul consumo di plastica del più grande produttore di bevande al mondo, la quale ha voluto lanciare un allarme: di queste 4,1 milioni, 602'000 tonnellate finiranno negli oceani e in altre acque del globo sotto forma di rifiuti plastici. Per fare un esempio concreto, quelle tonnellate corrispondono a una quantità sufficiente per riempire la pancia a 18 milioni di balenottere azzurre. La notizia è stata riportata dal Tages-Anzeiger, dove viene anche sottolineato che, in base a uno studio condotto nel corso dello scorso anno, Coca-Cola sarebbe anche il principale responsabile dell'inquinamento da plastiche. Per essere più precisi, Oceana ha osservato che almeno l'11% dei rifiuti di plastica presenti in natura proviene proprio dalla società in questione, mentre il 5% e il 6% andrebbero ricondotti rispettivamente a Pepsi e Nestlé (3%) e Danone (3%).

Obiettivi ambientali accantonati

Ma cosa avrebbe dovuto fare Coca-Cola per ridurre il suo massiccio consumo di plastica? Stando ai calcoli dell'organizzazione, entro il 2030 il 26% degli imballaggi dovrebbe essere riciclabile, comprese le bottiglie in PET e vetro. Un obiettivo che l'azienda di bevande analcoliche si era già prefissata tre anni orsono, quando intendeva raggiungere il 25% dei suoi imballaggi riutilizzabili, sempre entro il 2030. Tuttavia, nel dicembre 2024 questa promessa è venuta a cadere ed è stata momentaneamente accantonata, lasciando la società senza più un obiettivo ufficiale in materia. Una promessa che all'origine pareva importante, ma è ora considerata da molti ambientalisti un classico caso di greenwashing. 

La risposta di Coca-Cola

Affermazioni, quelle di Oceana, da cui Coca-Cola ha voluto difendersi, definendo sbagliate alcune parti del rapporto. L'azienda ha infatti spiegato che quanto detto dall'organizzazione travisa le complesse sfide legate alla plastica, in quanto per avere delle vere soluzioni sono necessarie leggi e normative più rigide da parte dei diversi governi, così come un certo livello di cooperazione interno. Inoltre, Coca-Cola afferma di aver investito più di un miliardo di dollari nel riciclaggio di plastica, di essere anche impegnata nella raccolta degli imballaggi monouso e di stare investendo anche negli imballaggi riutilizzabili. Infine, nella sua risposta Coca-Cola critica il metodo di analisi, in quanto - a detta dell'azienda - ci sono inesattezze nei calcoli presentati, e scrive che Oceana fa affermazioni fuorvianti sui rischi per la salute delle microplastiche senza menzionare che i maggiori responsabili delle microplastiche sono altri settori, come vernici, abrasione degli pneumatici e fibre degli indumenti.