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Cipro riapre la crisi dell'euro
Redazione
13 anni fa
Il Parlamento cipriota si ribella e respinge l'imposizione europea di un prelievo forzoso sui depositi bancari

Il no del Parlamento cipriota al piano di salvataggio dell’isola riapre la crisi dell’euro. Ieri sera infatti a Nicosia è stato respinto il prelievo forzoso che l’Unione Europea voleva imporre sui depositi bancari sulle banche cipriote. Questa tassa avrebbe permesso di incassare circa 6 miliardi di euro, che insieme ai 10 miliardi di prestiti promessi dalla troika, avrebbe dovuto permettere la ricapitalizzazione del sistema bancario dell’isola e ridare un po’ di fiato al Governo di Nicosia. La proposta avrebbe comunque creato un precedente di un’estrema gravità, poiché per la prima volta i rispasrmiastori-clienti delle banche sarebbero stati chiamati alla cassa per contribuire al salvataggio delle banche, infrangendo la garanzia voluta proprio da Bruxelles sui depositi bancari inferiori ai 100mila euro. Si trattava di un precedente destinato a mettere in allarme anche i risparmiatori di altri Paesi che avrebbe potuto temere di essere anch’essi chiamati a contribuire al salvataggio del loro sistema bancario. Quindi si sarebbe potuto manifestare un grave rischio di contagio nonostante le rassicurazioni di Bruxelles che questo prelievo forzoso non sarebbe mai stato attuato in altri Paese. Insomma un altro grande pasticcio dell’Unione Europea. La bocciatura di questa proposta da parte del Parlamento cipriota apre ora scenari difficilmente prevedibili. Infatti la Germania non recederà da questa proposta, poiché il piano di salvataggio di Cipro deve superare il vaglio del Parlamento tedesco. In Germania, dove cresce di giorno in giorno l’opposizione popolare contro l’uso dei soldi dei contribuenti tedeschi per salvare i Paesi in difficoltà, sarà pressoché impossibile raccogliere una maggioranza che approvi un salvataggio di banche piene di depositi di milionari russi che hanno usato le banche dell’isola per riciclare denaro e per evadere le tasse del loro Paese. Quindi è difficile che Bruxelles possa accettare una rimodulazione del piano. Bruxelles potrebbe solo accettare l’esenzione dal prelievo dei depositi inferiori ai 100mila euro, aumentando però l’aliquota di prelievo per quelli superiori ai 100mila euro. La rimodulazione di questa misura è destinata a accentuare la fuga dei capitali esteri dalle banche di Cipro e quindi a rendere necessaria una loro ulteriore ricapitalizzazione. Insomma, la cattiva gestione del salvataggio di un piccolo Paese che rappresenta solo lo 0,2% dell’intera economia di Eurolandia dimostra tutta la fragilità dell’Unione monetaria europea. Questa fragilità è strutturale. L’economia dei Paesi del Nord e quelle dei Paesi del Sud appaiono incompatibili e non permettono di creare un’area economica e monetaria ideale. Anzi le loro economie continuano a divergere. Le politiche imposte finora per superare la crisi non fanno altro che accentuare queste divergenze. Molti sono consapevoli di questa realtà nonostante le dichiarazioni rassicuranti dei leader politici. Ne sono sempre più consapevoli i tedeschi che non vogliono più usare i soldi dei loro contribuenti per salvare un progetto destinato in ogni caso a fallire. E’ questa, ad esempio, la posizione di un nuovo partito, il cui nome è “Alternativa per la Germania” fondato da un ex presidente degli industriali tedeschi, che ha quale obiettivo politico la spaccatura dell’euro. Di questo è sempre più consapevole gran parte dell’opinione pubblica dei Paesi mediterranei , la cui crescente insofferenza ai piani di austerità rischia di sfociare in vere e proprie rivolte sociali. Dunque, la bonaccia degli ultimi mesi non ha assolutamente fermato la discussione sul futuro dell’euro. L’attuale crisi di Cipro è destinata a riaccenderla ulteriormente, anche se è molto probabile che in qualche modo tra Bruxelles e Nicosia si trovi alla fine un accordo.

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