Paolo Sorrentino: “Fare questo film è stato terapeutico”
La pellicola, Leone d’argento a Venezia e candidata agli Oscar per l’Italia, è stata presentata allo Zurich Film Festival (ZFF)
di Keystone-ATS
Paolo Sorrentino: “Fare questo film è stato terapeutico”
Immagine Shutterstock

“È stata la mano di Dio” è il film più personale del regista napoletano Paolo Sorrentino. La pellicola, Leone d’argento a Venezia e candidata agli Oscar per l’Italia, è stata presentata allo Zurich Film Festival (ZFF) dove Keystone-ATS ha incontrato il regista. La pellicola, ambientata negli anni ‘80, ripercorre la morte dei genitori del regista, rimasto orfano a 16 anni, la sua vita a Napoli e l’amore per Maradona.

Un film autobiografico quindi ma celato dietro l’alter-ego di un giovane napoletano, Fabietto Schisa (Filippo Scotti) che deve fare i conti con una tragedia familiare in concomitanza all’arrivo nella squadra di calcio partenopea del suo idolo Maradona. Per il protagonista, nonché per lo stesso regista, è anche il momento in cui nasce l’amore per il cinema. Diversamente dagli altri film di Sorrentino, come il Premio Oscar “La Grande Bellezza”, qui la musica non gioca una parte centrale. Le immagini poetiche e colorate portano però la sua firma inconfondibile.

Un film terapeutico
Scrivere e girare questo film è stato terapeutico per il regista, come ha indicato lui stesso in un incontro con Keystone-ATS allo ZFF lo scorso settembre, dove si è svolta la prima svizzera e Sorrentino ha ricevuto un premio alla carriera. Ridendo afferma: “Ho risparmiato per lo psicanalista”. Prima di scriverlo si era infatti detto: “Vuoi vedere che stavolta risolvo i miei problemi facendo un film su un dolore che non riesco a togliermi di dosso da 35 anni e vuoi vedere che mi viene a noia questo dolore”. Prosegue dicendo che al contempo “è stato più delicato, difficile siccome è la mia storia”. Alla domanda perché aver fatto questo film proprio adesso risponde: “Perché ero abbastanza calmo e maturo da affrontare una storia mia dolorosa”. E ridendo aggiunge “perché avevo stabilito che a 50 anni dovevo diventare calmo e maturo”. Un film molto toccante, in cui non mancano le emozioni: dalla pura euforia di un sogno che si avvera, alla tristezza e lo straziante dolore per la perdita dei genitori. Nel cast anche Toni Servillo, attore feticcio di Sorrentino e presente dall’inizio della sua carriera, che qui interpreta il padre. “Dargli questo ruolo è stato naturale, per me è come una figura paterna o un fratello maggiore”, afferma.

Fare bei film in maniera semplice
Con questa pellicola Sorrentino ha scoperto “quello che i miei colleghi più intelligenti di me hanno scoperto da tempo, che si possono fare bei film anche in maniera semplice”, dice scherzando. “Ogni film richiede un suo stile e quindi sicuramente mi piacerebbe trovare delle idee di film che richiedono uno stile semplice come questo”. Il regista afferma inoltre: “Non sono mai stato un grande cinefilo, il cinema mi sembrava la cosa più vicina alla mia indole”. La pellicola è girata nella sua città Natale, Napoli, a cui fa ritorno dopo vent’anni. Sono numerosi anche gli elementi legati alla cultura napoletana come la figura del “monacello”, che a detta del regista suo padre avrebbe realmente visto. “Per me il monacello rappresenta il fatto comune a molti napoletani che la realtà sta stretta e che è un’occasione di fantasia, un’invenzione cinematografica”. Lo stesso vale per Maradona: “la mia prima forma di contatto con l’arte del calcio ma anche con il carisma”. Nel suo film Sorrentino ritrae anche il “microcosmo che è la società partenopea che esiste ancora oggi dove tutti possono essere oggetto di presa in giro ma in cui non c’è discriminazione perché tutti sono discriminati”.

Netflix e le nuove opportunità
Il film è coprodotto da Sorrentino e Lorenzo Mieli e distribuito da Netflix. Alcuni potrebbero storcere il naso di fronte al crescente monopolio della società statunitense nel mondo del cinema, ma non Sorrentino che afferma “Netflix permette di fare un piccolo film con grandi mezzi”. Cita l’esempio a cui si è ispirato, “Roma” di Alfonso Cuarón anch’esso distribuito da Netflix e vincitore dell’Oscar nel 2019 per miglior film straniero, miglior regia e migliore fotografia. “Volevo fare un film molto piccolo, in italiano, senza attori famosi, molto personale”. L’unico accordo che Sorrentino ha voluto fare con la piattaforma è stato di farlo uscire anche nelle sale, cosa che Netflix ha accettato. La pellicola uscirà nei cinema della Svizzera romanda il 1° dicembre, nella Svizzera italiana e tedesca il 2 dicembre. Dal 15 dicembre sarà disponibile su Netflix.

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