
L’accordo di libero scambio con la Cina può portare al nostro Paese più frutti di quanto sia stato finora previsto. In Svizzera vi è un ampio consenso a questa intesa, poiché si ritiene giustamente che faciliti la penetrazione delle nostre esportazioni in Cina grazie alla prevista diminuzione dei dazi doganali che penalizzano soprattutto i prodotti di lusso, come i nostri orologi e i nostri gioielli, ma anche l’industria farmaceutica e quella delle macchine. Inoltre si è rassicurati dal dato di fatto che l’interscambio commerciale tra i due Paesi si è finora chiuso con un surplus elvetico, ossia esportiamo in Cina più di quanto importiamo. Un altro elemento rende l’intesa con Pechino molto attrattiva ed è la prevista espansione del mercato interno cinese che ben presto, come tutti prevedono, diventerà il più grande del mondo. Quindi, con questo accordo la Svizzera si pone in una posizione di vantaggio rispetto agli altri concorrenti occidentali. Anche per la nostra agricoltura il mercato cinese può diventare molto interessante: infatti i continui scandali sulla qualità dei prodotti alimentari cinesi potrebbe favorire i prodotti svizzeri se riusciranno ad essere venduti sul mercato cinese a prezzi non proibitivi. Dunque, per la Svizzera c’è tutto da guadagnare almeno fino a quando l’industria cinese non riuscirà a competere ad armi pari anche nei settori ad alto valore aggiunto. Ma c’è un aspetto che è stato sottovalutato nei commenti alla visita in Svizzera del primo ministro Li Keqiang e che potrebbe aprire prospettive ancora più allettanti per il nostro Paese. Il Governo cinese sta infatti lentamente liberalizzando il proprio mercato finanziario e soprattutto sta cercando di internazionalizzare la propria valuta, che finora non è convertibile. La possibilità di operare in renminbi è stato finora concessa a Hong Kong e prossimamente verrà concessa anche a Singapore. Non è escluso (anzi, direi molto probabile) che questo processo continui e che la Svizzera possa essere il primo Paese a poter operare con la moneta cinese. Ciò porterebbe al trasferimento in Svizzera di importanti attività finanziarie di molte imprese cinesi ed occidentali con un conseguente rilancio della piazza finanziaria elvetica. In altri termini, il nostro Paese potrebbe diventare la piattaforma finanziaria cinese nel campo commerciale e anche degli investimenti diretti in Europa. Vista la crescente importanza economica e politica della Cina, lo sviluppo di queste attività potrebbe anche procurarci un solido avvocato difensore nelle questioni che finora hanno visto Stati Uniti ed Unione Europea trattarci a pesci in faccia. Vedremo nei prossimi anni se questa ipotesi si concretizzerà, dando quindi nuova linfa alla nostra piazza finanziaria. Se questo accordo di libero scambio è vantaggioso per la Svizzera, lo è anche per la Cina. Pechino è sempre più convinta che non sono prevedibili progressi nei negoziati commerciali multilaterali nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO). Anzi, il Governo cinese è convinto che la crisi economica rafforzerà le spinte protezionistiche nei Paesi occidentali. Emblematico in proposito è la disputa con l’Unione Europea sui pannelli fotovoltaici e anche sulla componentistica per le automobili. Con gli Stati Uniti la situazione non è migliore. Inoltre, l’idea di creare un grande mercato unico tra Stati Uniti ed Unione Europea è sicuramente letta a Pechino come una mossa volta a contrastare l’export cinese e a frenare la crescita del gigante asiatico. Quindi per Pechino questa intesa ha un valore politico che va al di là degli aspetti commerciali ed economici. Anche per questo motivo grazie a questo trattato la Svizzera diventa di fatto il partner commerciale e finanziario piu’ importante in Europa. In pratica, per la Svizzera si è trattato di una grande opportunità che non poteva assolutamente essere persa.
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