Cerca e trova immobili
Magazine
"Cina e USA: rapporti sempre più ostili"
Redazione
13 anni fa
Pechino ha ammonito Washington sulle conseguenze di un possibile default americano

 La Cina non si è lasciata sfuggire l’occasione, rappresentata dalla possibilità di un default statunitense il prossimo 17 ottobre, per ricordare a Washington che detiene oltre 1200 miliardi di dollari di titoli di stato americani che hanno bisogno di essere tutelati. Questo ammonimento fa parte della partita a scacchi, sempre “meno amichevole”, tra Cina e Stati Uniti. Pechino, come la maggior parte degli osservatori, ritiene giustamente che all’ultimo minuto verrà trovata un accordo tra l’amministrazione Obama e il partito repubblicano per scongiurare un default americano e anche per riavviare tutte le attività statali americane dopo il loro parziale shutdown. Il Governo cinese vuole però rammentare al Presidente americano che gli Stati Uniti dipendono finanziariamente dalla Cina e che deve quindi essere cambiata la politica estera dell’amministrazione, ritenuta fortemente ostile a Pechino.

Infatti gli Stati Uniti hanno cambiato le loro priorità geostrategiche. Con l’adozione del cosiddetto “Pivot Pacifico” hanno deciso che la politica di contenimento della Cina in Asia è diventato l’obiettivo principale. Questa nuova dottrina americana non è solo un esercizio a tavolino, ma si sta traducendo in passi molto concreti. Molte truppe e unità navali stanziate in Europa e nel Mediterraneo verranno trasferite nel Pacifico. Un’altra base è prevista nel Vietnam, ossia in un Paese storicamente nemico. Nella regione verranno aperte nuove basi militari: la più importante è una base che sarà localizzata nel Nord dell’Australia. Inoltre Washington sta stringendo le relazioni con molti Paesi del Sud-Est asiatico con il chiaro scopo di fornire loro una copertura militare per fronteggiare la Cina. In quest’ottica gli Stati Uniti stanno anche offrendo copertura ai Paesi della regione nelle loro dispute con Pechino sulle acque territoriali. L’offensiva americana ha già mietuto successi: il più importante è la svolta della Birmania (Myammar), che si è affrancata dall’abbraccio cinese e ha stretto accordi politici, commerciali ed economici con gli Stati Uniti e altri Paesi occidentali. Gli Stati Uniti hanno anche lanciato negoziati con i Paesi del Su-Est asiatico, Australia, Nuova Zelanda e ultimamente anche Giappone per creare un’area di libero scambio.

La Cina appare in difficoltà nell’area che considera il suo “cortile di casa” e sta reagendo rafforzando la propria marina militare per fronteggiare quella statunitense. Quindi Pechino non poteva lasciarsi sfuggire l’ottima occasione offerta dai litigi politici statunitensi per ricordare a Washington che continua a detenere un’arma finanziaria molto temibile rappresentata dai 1200 miliardi di titoli statali USA. In buona sostanza, l’uscita del Governo cinese fa parte di quella partita a scacchi che si è aperta a livello planetario tra Stati Uniti e Cina. Questa partita è destinata a continuare e a determinare la politica mondiale dei prossimi anni.

Riguardo alle vicissitudini interne statunitensi, è molto probabile che venga trovato un accordo politico e che la felice conclusione della battaglia tra Obama e repubblicani possa dare il via a un forte rialzo delle borse. Un forte rally metterebbe con le spalle al muro la Federal Reserve, costringendola a ridurre la quantità di moneta che stampa ogni mese (il cosiddetto tapering). Ma sia l’economia statunitense, che sta registrando una ripresa stagnante, sia il resto del mondo appaiono oggi in grado di sostenere un aumento dei tassi di interesse. Ciò vale anche per le borse. Affaire à suivre.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata